Monthly Archives: maggio 2014

Australia: aereo charter DHC-8 vicino alla collisione con un Ufo

Il Dipartimento per la Sicurezza dei Trasporti ha ascoltato il pilota e l’aviazione militare ma non ha ottenuto risposte.

L’oggetto “cilindrico di color grigio” rimane non identificato. Tragedia sfiorata nei cieli australiani. Un aereo charter DHC-8, che è partito da Kambalda, nel sud-ovest del Paese, per raggiungere Perth, ha evitato uno scontro frontale contro un oggetto non identificato, di “forma cilindrica e di colore grigio”, grazie alla manovra dei due piloti. Il velivolo stava volando a 3.800 piedi di altezza, in una zona militare. L’avvistamento però rimane un’incognita per le autorità. Il Dipartimento per la Sicurezza dei Trasporti (Tsb) australiano, dopo le indagini, non è arrivato ad alcuna conclusione. Neanche l’Aviazione ha saputo rispondere in merito all’Ufo: “Nessun volo è stato infatti effettuato né autorizzato dai militari”.

ECCO IL RAPPORTO DELL’AUTORITA’ PER I TRASPORTI

 

 

 

 

No tags for this post.

Il primo messaggio per gli alieni

84 anni fa nasce Frank Drake, il promotore del Seti, l’istituto per la ricerca di vita extraterreste. Ha ideato il primo messaggio, ma nessuno gli ha ancora risposto

 

Sono pochi i bambini che possono dire di aver trasformato i propri sogni in un vero lavoro. È il caso però dell’astronomo Frank Drake, che a otto anni iniziò a formulare le sue prime ipotesi sulla vita extraterrestre. Ovviamente non ne parlò molto in giro, almeno fino a quando non incise la placca ospitata a bordo della sonda Pioneer, la prima navicella della Nasa ad abbandonare il sistema solare. Si trattava di un messaggio di saluto diretto a potenziali civiltà aliene sperse da qualche parte nella galassia.

Certo, prima di dedicarsi alle forme di vita extraterrestri Drake aveva svolto ricerche di radioastronomia. Un bagaglio scientifico indispensabile per capire come funzionano i grandi radiotelescopi utilizzati dagli scienziati per indagare le profondità dello Spazio. È così che negli anni ’60 l’astronomo iniziò a farsi portavoce di un progetto ambizioso: la conversione dell’osservatorio di Arecibo in una struttura per la ricerca della vita aliena.

Drake era diventato direttore dell’osservatorio, e aveva promosso la realizzazione del famoso messaggio di Arecibo: si trattava di un insieme di informazioni basilari sugli esseri umani e il pianeta Terra trasmesso via radio in direzione di un cluster di stelle distante 25mila anni luce. Il che significa che se qualche forma di vita dovesse mai riceverlo, ci vorrebbero altrettante migliaia di anni perché la risposta arrivi sul nostro pianeta.

Dopo questa esperienza, Drake proseguì spedito lungo una carriera accademica fatta di successi e riconoscimenti. Il salto di qualità lo fece nel 1984, quando contribuì alla nascita del Seti (Search for ExtraTerrestrial Intelligence), l’istituto che incarnava a pieno i suoi sogni di bambino, visto che la sua missione era (ed è tutt’ora), quella di esplorare, capire e spiegare l’origine, la natura e la prevalenza della vita nell’Universo. La Nasa dedicò alla nuova creatura un budget di 1,5 milioni di dollari all’anno, ma i dirigenti capirono fin da subito che c’era il rischio di trasformarla in un buco nero per inghiottire fondi.

Così Drake decise di intervenire, suggerendo di trasformare il Seti in una no-profit e semplificare le procedure di affiliazione degli scienziati partecipanti. In questo modo, la maggior parte del budget sarebbe stata destinata ai progetti di ricerca e al reperimento di nuovi finanziamenti esterni. A 28 anni di distanza, si può dire con certezza che fu una scelta azzeccata: oggi il Seti riceve 250 milioni di dollari di investimenti e impiega 700 persone in 100 diversi progetti. E continua, anche se la celebre Jill Tarter, la scienziata che ispirò il personaggio di Jodie Foster in Contact, abbia deciso di lasciare l’istituto per dare la caccia ai fondi piuttosto che agli alieni.

Tuttavia, le nuove iniziative proposte dal Seti in materia di contatti extraterrestri sono di natura controversa: si parla di spedire nuovi messaggi nello Spazio profondo e magari, come suggerisce l’astrnonomo Seth Shostak, spedire nello Spazio i contenuti dei server di Google. Insomma, tutte strategie che dovrebbero metterci in contatto con gli alieni per spiegare chi siamo. A patto che esista veramente qualcuno a cui possa interessare.[fonte]

No tags for this post.

Utilizzare un wormhole per inviare messaggi nel passato? Secondo un fisico, è possibile!

Un giorno potremmo ricevere un messaggio dal futuro spedito direttamente in un “wormhole”, ovvero un tunnel spaziale. A proporre queste interessante teoria è il fisico Luke Butcher dell’Università di Cambridge.

I Wormholes, detti anche Tunnel Spaziali (tecnicamente si dicono “Ponti Einstein-Rosen”), sono delle ipotetiche conformazioni dello spaziotempo in grado di creare una scorciatoia da un punto dell’universo a un altro, che permetterebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale.

Tuttavia, oltre ad essere una comoda scappatoia per percorrere rapidamente le distanze cosmiche, i tunnel spaziotemporali potrebbero avere anche un’altra applicazione.

Un fisico dell’Università di Cambridge, il dottor Luke Butcher, sostiene che teoricamente sarebbe possibile inviare un messaggio nel passato attravero un wormhole, utilizzando impulsi di luce.

Sembra materia da fantascienza, ma la teoria di Butcher si fonda sui calcoli di Albert Einstein. I wormholes, infatti, sono una possibilità prevista dalla Teoria della Relatività.

Il problema è che queste gallerie spaziotemporali sono di breve durata, rendendo impossibile ad un essere umano, o anche ad una singola particella di luce, di passarvi attraverso. Tuttavia, lo studio di Butcher, pubblicato su arxiv.org, suggerisce che alcuni wormhole sarebbero in grado di rimanere aperti abbastanza a lungo da permettere l’incio di messaggi avanti e indietro nel tempo.

No tags for this post.

L’informatico che studia le lingue aliene

John Elliott, esperto di algoritmi, spiega che il primo messaggio alieno potrebbe essere come la Stele di Rosetta: la base di partenza per decodificare un linguaggio complesso

Per lavoro, docente di Informatica e Tecnologie Creative alla Metropolitan University di Leeds. Per passione, studioso di lingue aliene. È la doppia vita del professor John Elliott: creando algoritmi capaci di penetrare i diversi linguaggi della Terra, è convinto che un giorno saremo in grado, con lo stesso sistema, di decodificare un eventuale messaggio di natura extraterrestre.

Immaginiamoci la scena: un giorno, un segnale radio proveniente dalla profondità della galassia viene davvero captato dalle “orecchie” in ascolto ormai da decenni, come le superantenne del Seti, il Search Extra Terrestrial Intelligence. Ma che succede? Nessuno lo capisce. Nessuno sa cosa rispondere. Quel contatto così straordinario per la storia dell’umanità non ha seguito, per nostra manifesta incapacità.
Un rischio che il docente britannico vuole evitare: se e quando quel giorno tanto atteso arriverà, vuole essere sicuro che ci siano gli strumenti adatti per interpretare quelle parole aliene. Da quasi vent’anni a questa parte, l’informatico è così al lavoro per trasformare le lingue usate sul nostro pianeta in strutture semplici.

No tags for this post.

La vita extraterrestre sicuramente esiste. Congresso del SETI

Gli alieni quasi sicuramente esistono.

Almeno , questo è quello che due astronomi hanno detto al Congresso questa settimana, hanno fatto un appello per continuare a cercare finanziamenti per la ricerca della vita oltre la Terra .

Werthimer , direttore del SETI [ Search for Extraterrestrial Intelligence ] Research Center presso la University of California , Berkeley , ha detto Mercoledì,il Comitato della Camera su Scienza , Spazio e Tecnologia che la possibilità di vita microbica extraterrestre è ” vicina al 100% . “

“Negli ultimi 50 anni , la prova ha costantemente dimostrato che i componenti e le condizioni che riteniamo necessari per la vita sono comuni e forse onnipresente nella nostra galassia “, ha detto Werthimer nella sua testimonianza scritta , aggiungendo : “La possibilità che la vita sia nata altrove , e merita l’indagine scientifica.

Il collega di Seth Shostak Werthimer , un astronomo presso l’Istituto SETI , ha detto al Congresso che crede che le possibilità di trovare vita extraterrestre sono elevate .

Shostak ha dichiarato al comitato” Le probabilità di trovarla penso che siano molto buone e se ciò accadrà sarà entro i prossimi 20 anni,dipende dal timpo di finanziamento ricevuto”

Questa non è la prima volta negli ultimi mesi che il Congresso ha tenuto un’audizione sugli extraterestri . Nel mese di dicembre , il Comitato Casa della Scienza ha organizzato un’audizione di due ore circa per la continua ricerca di vita extraterrestre.[fonte]

Astrobiologia e vita extraterrestre

Search for Extraterrestrial Intelligence Research Center (SETI) specialisti hanno testimoniato sui metodi scientifici utilizzati per la ricerca di vita extraterrestre nell’universo, compresa la radio e le tecniche di astronomia ottica.

No tags for this post.

Il fratello del sole che ci aiuterà a trovare vita extraterrestre

A 110 anni luce di distanza da noi c’è HD 162826, stella gemella del Sole: gli astronomi sperano che ci sveli i misteri del cosmo

Fratello Sole, diceva nel Cantico delle Creature San Francesco. Ma in questo caso, parliamo di un fratello del Sole, appena individuato: è una stella che si trova nella costellazione di Ercole, a 110 anni luce di distanza da noi. La prima- dicono i ricercatori dell’Università del Texas, ad Austin – quasi identica alla nostra.


HD 162826 non si vede ad occhio nudo, ma basta un telescopio casalingo o anche un semplice binocolo per vederla brillare nelle vicinanze di Vega, la stella più luminosa della Lira. Anche se è circa 15 per cento più massiva del nostro Sole e con una superficie più calda, per il resto è molto somigliante. Anzi, secondo gli astronomi americani, si sarebbe formata dallo stesso disco di polvere cosmica, circa 4.6 miliardi di anni fa. E potrebbe essere la prima di una lunga serie di fratelli e sorelle stellari grazie ai quali scoprire qualcosa di più sul Sole stesso e su come il nostro sistema solare sia diventato adatto ad ospitare la vita.

No tags for this post.

Curiosity ha portato dei batteri su Marte?

Nonostante le accurate procedure di sterilizzazione della Nasa, il rover potrebbe aver portato vita terrestre su Marte

Da Curiosity arrivano i primi indizi di possibili forme di vita su Marte: 65 specie di batteri, che però, ironia della sorte, il rover della Nasa si sarebbe eventualmente portato da casa. Uno studio della University of Idaho, presentato durante il congresso annuale dell’American Society for Microbiology, ha infatti analizzato per la prima volta dei tamponi prelevati dalla struttura esterna del rover prima del lancio, svelando che diverse specie di batteri sono riuscite a sfuggire all’accurata sterilizzazione operata dai tecnici della Nasa. Secondo gli scienziati, molti dei 377 ceppi batterici identificati avrebbero potuto inoltre sopravvivere al viaggio della sonda nello spazio.

La maggior parte delle specie identificate appartengono infatti al genere Bacillus, batteri Gram-positivi capaci di sopravvivere anche in condizioni ambientali estreme. Nei loro laboratori, i ricercatori hanno sottoposto i microorganismi a stress come la disidratazione, esposizioni a raggi UV, freddo intenso e Ph estremi, per simulare le condizioni presenti nello spazio e sulla superficie di Marte. Nei loro test, quasi l’11% dei batteri è sopravvissuto ad almeno una delle prove.

Quando abbiamo iniziato il nostro studio non si sapeva nulla dei batteri presenti sul Rover”, spiega sulle pagine di Nature Stephanie Smith, ricercatrice della University of Idaho che ha coordinato lo studio. Fino ad oggi infatti, gli unici studi svolti per valutare i possibili “clandestini microbici” a bordo di Curiosity avevano analizzato le specie presenti nelle strutture in cui è stata assemblata la sonda, e nei meccanismi di lancio. Quello della University of Hidao è quindi il primo studio in cui è stato possibile analizzare i batteri effettivamente presenti su Curiosity.

I nuovi dati raccolti dal team di Smith verranno ora utilizzati dagli scienziati della Nasa per riconoscere eventuali batteri di origine terrestre nei campioni di suolo marziano raccolti da Curiosity, e per sviluppare procedure di sterilizzazione più efficienti. In futuro infatti, sarà importante evitare il rischio di contaminare i corpi celesti visitati dalle nostre sonde con microorganismi terrestri. “Non sappiamo ancora se si tratta di un pericolo reale – conclude Smith su Naturema nel dubbio, è importante prendere delle precauzioni”.[fonte]

 

 

No tags for this post.

Gli alieni hanno già visitato la Terra? Un libro edito dalla Nasa lo ritiene plausibile

È possibile che antichi astronauti extraterrestri abbiano visitato il nostro pianeta in un remoto passato e ritenuti dai nostri antenati come divinità discese dal cielo? Secondo un nuovo libro edito dalla Nasa, “Archeolgy, Anthropology and Interstellar Communication”, l’antica arte rupestre potrebbe essere il segno delle loro visite passate.

La Teoria degli Antichi Astronauti, sulla base di indizi archeologici e riferimenti mitologici, ipotizza che i nostri antenati siano entrati in contatto con viaggiatori extraterrestri in visita sul pianeta Terra e che, in qualche modo, tale contatto abbia influenzato il naturale percorso evolutivo culturale dell’umanità.

Tenendo conto del fenomeno noto come Culto del Cargo, i ricercatori ipotizzano che i nostri antenati, impressionati dalla tecnologia in loro possesso, abbiano scambiato gli antichi viaggiatori per divinità, sviluppando un vero e proprio culto finalizzato a richiamarne la presenza.

Gli autori di riferimento per i teorici degli Antichi Astronauti sono certamente Zecharia Sitchin, studioso che ha dedicato la sua ricerca alla traduzione e all’interpretazione della mitologia sumera, e Erich von Däniken, la cui opera più conosciuta è senz’altro “Gli extraterrestri torneranno”.

Nonostante sia stata bollata, fino a poco tempo fa, come una teoria fantasiosa e fuori da ogni umana comprensione, l’idea degli antichi alieni sta guadagnando sempre più credito, tanto che, recentemente, perfino Bill Clinton, ex presidente degli Stati Uniti, ha dichiarato che non si stupirebbe se si scoprisse che gli extraterrestri hanno già visitato il nostro pianeta.

Ora, anche la Nasa apre a tale possibilità. L’occasione è data da un affascinante libro edito dall’Agenzia Spaziale americana intitolato “Archeology, Anthropology and Interstellar Communication”, curato da Douglas Vakoch, direttore del Interstellar Message Composition presso l’istituto SETI. Il libro affronta nel dettaglio il tema della comunicazione con eventuali civiltà aliene.

Alcuni dei capitoli più interessanti trattano il tema della comunicazione extraterrestre nel passato. In una sezione, ad esempio, il professor William Edmondson, dell’Università di Birmingham, considera la possibilità che alcune raffigurazioni di arte rupestre sulla Terra possano essere di origine extraterrestre.

“Possiamo dire poco, se non altro, su ciò che significano queste raffigurazioni, sul perchè siano state incise nella roccia o su chi li abbia creati”, scrive Edmondson. “Potrebbero essere stati fatti degli alieni a tutti gli effetti”.

Come riporta il Daily Mail, la pubblicazione affronta una serie di argomenti con l’intervento di numerosi esperti, tra cui la prospettiva di vita su altri pianeti e gli strumenti attraverso i quali inviare o ricevere messaggi.

Douglas Vakoch, da parte sua, tratta delle difficoltà che potrebbero sorgere a seguito di un primo contatto con una civiltà aliena. “Se un segnale radio venisse rilevato da un moderno esperimento dei SETI, potremmo intuire dell’esistenza di un’intelligenza, ma non potremmo capire cosa dicono”, scrive Vakoch nell’introduzione. “Anche se rilevassimo una civiltà in uno dei sistemi stellari più vicini, i loro segnali dovrebbero attraversare migliaia di miliardi di chilometri, raggiungendo la Terra dopo molto tempo”.

Ma la speranza non è perduta: in tutto il libro, Vakoch e colleghi cercano di offrire soluzioni concrete che possano rivelarsi preziose per il futuro. “Per andare oltre la semplice individuazione di tale intelligenza, e avere qualche possibilità realistica di comprenderla, possiamo prendere esempio da ricercatori che affrontano sfide simili sulla Terra”, continua Vakoch.

“Come gli archeologi, che ricostruiscono la storia di civiltà del passato da informazioni frammentarie, così dovranno fare i ricercatori del SETI per comprendere civiltà lontane da noi, separate da vaste distese di spazio e tempo”.[fonte]

No tags for this post.
Gli Alieni Tra Noi is Spam proof, with hiddy