Il primo messaggio per gli alieni

84 anni fa nasce Frank Drake, il promotore del Seti, l’istituto per la ricerca di vita extraterreste. Ha ideato il primo messaggio, ma nessuno gli ha ancora risposto

 

Sono pochi i bambini che possono dire di aver trasformato i propri sogni in un vero lavoro. È il caso però dell’astronomo Frank Drake, che a otto anni iniziò a formulare le sue prime ipotesi sulla vita extraterrestre. Ovviamente non ne parlò molto in giro, almeno fino a quando non incise la placca ospitata a bordo della sonda Pioneer, la prima navicella della Nasa ad abbandonare il sistema solare. Si trattava di un messaggio di saluto diretto a potenziali civiltà aliene sperse da qualche parte nella galassia.

Certo, prima di dedicarsi alle forme di vita extraterrestri Drake aveva svolto ricerche di radioastronomia. Un bagaglio scientifico indispensabile per capire come funzionano i grandi radiotelescopi utilizzati dagli scienziati per indagare le profondità dello Spazio. È così che negli anni ’60 l’astronomo iniziò a farsi portavoce di un progetto ambizioso: la conversione dell’osservatorio di Arecibo in una struttura per la ricerca della vita aliena.

Drake era diventato direttore dell’osservatorio, e aveva promosso la realizzazione del famoso messaggio di Arecibo: si trattava di un insieme di informazioni basilari sugli esseri umani e il pianeta Terra trasmesso via radio in direzione di un cluster di stelle distante 25mila anni luce. Il che significa che se qualche forma di vita dovesse mai riceverlo, ci vorrebbero altrettante migliaia di anni perché la risposta arrivi sul nostro pianeta.

Dopo questa esperienza, Drake proseguì spedito lungo una carriera accademica fatta di successi e riconoscimenti. Il salto di qualità lo fece nel 1984, quando contribuì alla nascita del Seti (Search for ExtraTerrestrial Intelligence), l’istituto che incarnava a pieno i suoi sogni di bambino, visto che la sua missione era (ed è tutt’ora), quella di esplorare, capire e spiegare l’origine, la natura e la prevalenza della vita nell’Universo. La Nasa dedicò alla nuova creatura un budget di 1,5 milioni di dollari all’anno, ma i dirigenti capirono fin da subito che c’era il rischio di trasformarla in un buco nero per inghiottire fondi.

Così Drake decise di intervenire, suggerendo di trasformare il Seti in una no-profit e semplificare le procedure di affiliazione degli scienziati partecipanti. In questo modo, la maggior parte del budget sarebbe stata destinata ai progetti di ricerca e al reperimento di nuovi finanziamenti esterni. A 28 anni di distanza, si può dire con certezza che fu una scelta azzeccata: oggi il Seti riceve 250 milioni di dollari di investimenti e impiega 700 persone in 100 diversi progetti. E continua, anche se la celebre Jill Tarter, la scienziata che ispirò il personaggio di Jodie Foster in Contact, abbia deciso di lasciare l’istituto per dare la caccia ai fondi piuttosto che agli alieni.

Tuttavia, le nuove iniziative proposte dal Seti in materia di contatti extraterrestri sono di natura controversa: si parla di spedire nuovi messaggi nello Spazio profondo e magari, come suggerisce l’astrnonomo Seth Shostak, spedire nello Spazio i contenuti dei server di Google. Insomma, tutte strategie che dovrebbero metterci in contatto con gli alieni per spiegare chi siamo. A patto che esista veramente qualcuno a cui possa interessare.[fonte]

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