Monthly Archives: giugno 2014

Marghe un anno dopo

Sono in molti a sentire la mancanza di Margherita Hack, l’astrofisica capace di affascinare ricercatori e semplici appassionati delle stelle con il suo entusiasmo trascinante e l’ironia inconfondibile

Sono in molti a sentire la mancanza di Margherita Hack, l’astrofisica capace di affascinare ricercatori e semplici appassionati delle stelle con il suo entusiasmo trascinante e l’ironia inconfondibile. A un anno dalla morte, l’eredità dell’amica delle stelle – come la stessa Hack si definiva – è più apprezzata che mai, oltre che per i contributi scientifici, per il suo grande impegno in difesa della libertà della scienza e della laicità dello Stato.

La sua eredità è più sentita che mai perché è stata indubbiamente uno degli artefici che hanno portato gli osservatori italiani in prima fila a livello internazionale ed è anche suo il merito se la ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha un ruolo di primo piano a livello internazionale.

Per questo a un anno dalla sua scomparsa ”Margherita Hack e ci manca sempre di più”, ha detto il presidente dell’INAF, Giovanni Bignami. ”Ci voleva lei – ha aggiunto – come parafulmine nella continua difficile interazione con la politica, ma soprattutto per tenere su il morale”.

I suoi 91 anni forse pesavano nel fisico, ma certamente molto meno nello spirito, che fino alle ultime settimane le faceva proseguire il lavoro di divulgatrice nel quale aveva sempre creduto fin dall’inizio della sua lunga carriera. ”Si dovrebbe insegnare la scienza fin dalle elementari”, sosteneva. Anche i questo campo di lei resta una grande eredità nei tanti libri scritti per far diventare un ‘amico delle stelle’ chi non aveva una preparazione scientifica.

Nata a Firenze il 12 giugno 1922, la Hack è stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, Hack ha svolto un’importante attività di divulgazione e ha dato un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.

Margherita Hack

La scienziata era membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society. Nata da padre protestante e madre cattolica, Margherita Hack si laurea nel 1945, con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca sulle cefeidi, una classe di stelle variabili.

Il lavoro viene condotto presso l’Osservatorio astronomico di Arcetri, luogo presso il quale inizia a occuparsi di spettroscopia stellare, che diventerà il suo principale campo di ricerca. Enorme lo sviluppo delle attività didattiche e di ricerca che Margherita Hack ha promosso all’università di Trieste, dove ha dato vita nel 1980 a un “Istituto di Astronomia” che è stato poi sostituito nel 1985 da un “Dipartimento di Astronomia”, che la scienziata ha diretto fino al 1990.

Dal 1982 Margherita Hack ha inoltre curato una stretta collaborazione con la sezione astrofisica della ‘Scuola internazionale superiore di studi avanzati’ (Sissa). La scienziata, inoltre, ha alternato la stesura di testi scientifici universitari, alla scrittura di testi a carattere divulgativo. Il trattato “Stellar Spectroscopy”, scritto a Berkeley nel 1959 assieme a Otto Struve (1897-1963) è considerato ancora oggi un testo fondamentale.

Nel tempo Margherita Hack ha collaborato con numerosi giornali e periodici specializzati, fondando nel 1978 la rivista “L’Astronomia” di cui è stata a lungo direttore. Nel 1980 ha ricevuto il premio “Accademia dei Lincei” e nel 1987 il premio “Cultura della Presidenza del Consiglio”.[fonte]

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Quello sconosciuto segnale in banda X

Un emissione in banda X su una lunghezza d’onda sconosciuta. E’ quanto hanno rilevato ricercatori analizzando dati dei satelliti Chandra della NASA e XMM-Newton dell’ESA relativi a oltre 70 ammassi di galassie. L’azzardata spiegazione è che possa trattarsi di un segnale derivante dal decadimento del neutrino sterile, una particella che è solo un’ipotesi che comporrebbe parte della materia oscura. Il commento di Fabio Gastaldello dell’INAF-IASF di Milan

La cautela è d’obbligo, bisognerà attendere nuovi dati a conferma dei risultati e soprattutto escludere con certezza altre possibili spiegazioni, ma certo l’eccitazione è tanta: infatti un “misterioso” segnale a raggi X è stato rilevato durante un dettagliato studio di ammassi di galassie condotto con il Chandra X-Ray Observatory della NASA e il telescopio XMM-Newton dell’ESA.

L’ipotesi avanzata è che il segnale possa essere stato prodotto dal decadimento di un neutrino sterile (una particella ipotizzata ma mai riscontrata che dovrebbe interagire solo gravitazionalmente con la materia normale), particella che si pensa possa rappresentare la materia oscura, che insieme all’energia oscura rappresenta il 95% dell’universo.

I due satelliti hanno rilevato quella che sembra una debole riga di emissione di raggi X su una lunghezza d’onda “anomala” nell’ammasso di galassie Perseo e poi ritrovata con XMM-Newton nell’analisi combinata in altri 73 ammassi di galassie.

Gli ammassi di galassie sono le più grandi assemblee cosmiche tenute insieme dalla gravità. Non solo contengono centinaia di galassie, ma anche un’enorme quantità di gas caldo che riempie lo spazio tra loro. Ciononostante misurando la dispersione della velocità delle galassie di questi ammassi si può calcolare la loro massa totale, e si riscontra che le galassie e il gas rappresentano solo il 20% della massa totale. Il gas è principalmente idrogeno, caldo abbastanza da emettere raggi X, e si registrano tracce di emissioni X da altri elementi che emettono a specifiche lunghezze d’onda.

“Se questo strano segnale fosse stato emesso da un elemento conosciuto del gas presente nell’ammasso avrebbe dovuto emettere altri segnali in banda X a lunghezze d’onda a noi ben conosciute. Ma noi non vediamo nessun segnale del genere”, dice Esra Bulbul del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics in Cambridge, Massachusetts e principale autore dello studio. “Così abbiamo cercato una spiegazione andando oltre al conosciuto, che è la materia ordinaria”.

Da qui l’ipotesi che l’emissione X potesse essere stata prodotta dal decadimento di un neutrino sterile, la cui esistenza è al momento solo un’ipotesi. I neutrini ordinari hanno una massa così piccola che solo raramente interagiscono con la materia sia attraverso la cosiddetta forza nucleare debole che attraverso la gravità. I neutrini sterili si pensa invece che possano interagire con la materia attraverso la sola gravità: “Se l’interpretazione delle nostre nuove osservazioni è corretta, almeno una parte della materia oscura degli ammassi di galassie sarebbe composta da neutrini sterili”, aggiunge Bulbul.

“Si, la cautela è d’obbligo”, ribadisce Fabio Gastaldello dell’INAF-IASF di Milano, esperto di osservazioni in banda X e di calibrazioni di XMM-Newton. “Il risultato è suggestivo e stimolante per ulteriori ricerche – continua – ma siamo ai limiti, se non oltre, degli strumenti attuali: la riga ha una larghezza equivalente di 1 eV e data la risoluzione energetica degli strumenti attuali vuol dire che stiamo parlando di un increspatura dell’1% rispetto al continuo. Le calibrazioni degli strumenti non raggiungono questa precisione. Certo gli autori argomentano che stanno effettivamente mediando rispetto a queste incertezze perche’ misurano ammassi a redshift diversi, pero’ l’esiguita’ della riga rimane. Potrebbe anche esserci una “banale” interpretazione di riga di un elemento conosciuto come l’Argon non accuratamente modellata dagli attuali modelli di emissione di plasma. Insomma, BICEP2 insegna, cautela!”.[fonte]

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Il nuovo messaggio della Nasa per gli alieni

Nel 2015 partirà dalla Terra un messaggio digitale verso la navicella New Horizons. Sarà destinato a eventuali forme di vita extraterrestri

(Immagine: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute)

Se aveste la possibilità di decidere qualcosa da far vedere a un extraterrestre, cosa scegliereste? Indubbiamente non sarebbe facile: se la cosa vi intriga, vi conviene iniziare a pensarci. La Nasa, infatti, lancerà a breve una campagna di crowdsourcing per decidere il contenuto del messaggio da affidare alla sonda New Horizons, sviluppata dall’agenzia spaziale americana per l’esplorazione di Plutone e del suo satellite Caronte. New Horizons è decollata a gennaio 2006 dalla base di Cape Canaveral e, se tutto va bene, raggiungerà Plutone a luglio dell’anno prossimo. Dopo aver compiuto le sue osservazioni, invierà alla Terra tutti i dati raccolti e quindi proseguirà indefinitamente il suo viaggio all’esterno del Sistema Solare: è per questo che Jon Lomberg, che aveva già lavorato al Golden Record (il disco per gli extraterrestri a bordo delle Voyager 1 e 2, risalente al 1977), ha pensato di elaborare un nuovo messaggio per lo Spazio profondo. Stavolta, però, spiega lo scienziato, si tratterà di una registrazione completamente digitale, che verrà inviata in streaming alla memoria dei computer di New Horizons. Il progetto, che sarà lanciato ufficialmente il prossimo 25 agosto, si chiamerà One Earth Message.

Daremo la possibilità a chiunque di partecipare”, racconta ancora Lomberg, “e inviare una propria foto nello Spazio. Saranno gli stessi utenti a votare i contenuti migliori”. L’équipe di Lomberg si limiterà a un controllo editoriale per evitare che nessuna “immagine inappropriata” passi il vaglio, ma l’ultima parola spetterà comunque alla Nasa. Anche se la sonda non dovesse mai incrociare un extraterrestre, comunque, lo scienziati sottolinea l’alto valore sociale dell’iniziativa: “Finora le persone sono state ispirate dalla registrazione a bordo di Voyager, il ritratto della Terra del 1977. Il mondo, oggi, è molto diverso, e il nuovo messaggio rifletterà speranze e sogni della seconda decade del ventunesimo secolo. Speriamo che sarà un esempio di creatività globale e di cooperazione, qualcosa che il mondo possa condividere come una grande impresa.[fonte]

 

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Cosa c’è sotto il mare di Titano?

La sonda spaziale Cassini ha rilevato strane attività negli oceani alieni della principale luna di Saturno

Increspature superficiali, grandi onde e tante bolle che vengono a galla.

Per la prima volta sono stati osservati movimenti negli oceani vicino al polo nord di Titano, il satellite più grande di Saturno e il secondo di tutto il sistema solare.

A rilevarli, i radar a bordo della sonda Cassini, in orbita attorno al signore degli anelli e al suo complesso sistema di lune (ne ha ben sessanta) circa un anno fa, anche se i dati sono stati elaborati solo recentemente.

La superficie di Titano, che è parzialmente ricoperta da oceani di metano liquido a centottantagradi sottozero, non aveva mai mostrato una simile attività. Eppure la Cassini è da circa dieci anni che sta monitorando Saturno e i sui satelliti principali.

Nel 2005 dalla sonda si è staccato il modulo Huygens, che, grazie a un sistema di paracadute, si è calato attraverso la densa atmosfera di Titano fino a toccare la sua superficie, inviando dati e immagini della sua discesa.

Ma nemmeno i sofisticati sensori a bordo di Huygens avevano riportato segni di tale fenomenologia. Jason Hofgartner e colleghi dell’Università di Ithaca di New York sono invece certi: analizzando i dati delle osservazioni radar sul Ligeia Mare, vicino all’emisfero settentrionale di Titano, hanno individuato fenomeni paragonabili a movimenti di onde oceaniche e bolle di gas che salgono in superficie.

Come affermano sull’ultimo numero di Nature Geoscience , hanno inoltre rilevato “fluttuazioni” sulla superficie del mare di metano, simili a quelle prodotte da iceberg o altri corpi solidi galleggianti.

 Che sta succedendo dunque su Titano? “Questi eventi sono di natura transitoria” spiegano gli scienziati, “si tratta con tutta probabilità di fenomeni indotti dai cambiamenti stagionali, molto simili a quelli che avvengono nei laghi terrestri”.

All’epoca delle rilevazioni, infatti, il satellite stava passando lentamente dalla primavera all’estate. “È una scoperta comunque eccezionale” continua Hofgartner “perché per la prima volta osserviamo gli effetti stagionali su una luna del sistema solare, che si riteneva finora non potesse sperimentare tali fenomeni”. Che, secondo i ricercatori, si dovrebbero ripetere nel 2017, all’approssimarsi del solstizio estivo nell’emisfero nord.

Titano è l’unico corpo celeste del nostro sistema, oltre al nostro, che ha materia allo stato liquido sulla sua superficie. Su questa luna inoltre, il metano ha un ciclo simile a quello dell’acqua sulla Terra, cioè passa dallo stato liquido a quello gassoso tramite evaporazione e flussi circolatori atmosferici tipici della meteorologia del nostro pianeta. Non è raro quindi che su Titano ci siano piogge di metano liquido.

Con un’atmosfera costituita quasi interamente di azoto, la più grande luna di Saturno è una riproduzione in scala ridotta della Terra primordiale. Ecco perché è tra i corpi più investigati dagli astrofisici: lo studio della sua fenomenologia può portare a capire come si sia innescata la vita sul nostro pianeta a partire da semplici molecole organiche come quelle del metano. E scoprire che I suoi mari sono sensibili ai cambiamenti di stagione è un ulteriore passo in questa direzione.[fonte]

L’immagine radar del Ligeia Mare ripresa dalla sonda Cassini   Credits: NASA/JPL-Caltech/ASI/Cornell

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Invasione aliena: indice di riepilogo.

Vi siete mai chiesti se un giorno gli alieni decidessere di farsi vedere “veramente” da tutta l’umanità che intenzioni avrebbero?

Un “normale “saluto”, oppure un invasione vera e propria?

Ecco questa dovrebbe essere una riflessione che dovrebbe fare  tutti………….

Di seguito, un articolo ben curato da parte del A.N.S.U.


Sempre piu’ spesso autori di fantascienza e di videogiochi cercano sul web spunti per migliorare le loro storie, anche attingendo all’ufologia. L’indice qui sotto serve a trovare velocemente un sacco di dati circa l’ipotesi di un attacco alieno, o informazioni ad esso correlate, per facilitare e velocizzare la consultazione. Se il portale Ansu vi e’ stato utile per sceneggiature, giochi o libri vi chiediamo di citarlo nei vostri ringraziamenti. Chi consulta queste informazioni lo faccia in modo sereno, e senza prendere troppo seriamente tutti questi articoli. Se volete far conoscere questo indice mediante Twitter, sms o altri sistemi di messaggistica inoltrate l’indirizzo breve http://myurl.pk/BUgAD che funziona correttamente SOLO rispettando maiuscole e minuscole.

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I misteri irrisolti della Siberia, un luogo pieno di segreti

La Siberia si estende su di un territorio di quasi 13 milioni di km². Antiche leggende e strani ritrovamenti ne fanno uno dei luoghi più misteriosi del pianeta Terra. Ecco una carrellata dei segreti conservati nella “terra che dorme”.

La Siberia è una vasta regione della Russia che copre quasi tutta l’Asia settentrionale e comprende una grande parte della steppa eurasiatica.

Si estende a est a partire dagli Urali fino all’Oceano Pacifico, e dall’Oceano Artico verso sud fino alle colline del Kazakistan centro-settentrionale e fino ai confini con la Mongolia e la Cina.

La Siberia, il cui nome significa “terra che dorme”, è luogo oggetto di numerose leggende, nate dalla scoperte di diverse tombe antiche, enigmatici insediamenti e strani manufatti, una serie di antichi ed irrisolti misteri che circondano questa regione del pianeta Terra.

Proponiamo alcuni tra gli enigmi più conosciuti della Siberia, alcuni dei quali sono già stati trattati in articoli pubblicati sul nostro blog.

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