Monthly Archives: luglio 2014

Marte – Ci nascondono l’esistenza di intere città!!

Lo Youtuber David Vose, ha rilasciato un video dove viene rivelato il massiccio insabbiamento della NASA, sulle immagini originali provenienti da MARTE.

ose sostiene che l’agenzia spaziale americana, ha deliberatamente alterato le immagini con lo scopo di nascondere all’umanità l’esistenza su Marte di intere città. In pratica, la NASA photoshoppa le immagini, cancellando tutto ciò che desidera non farci sapere.

Questo non è come alcuni altri video di Marte; non si tratta di rocce che sembrano lucertole. Si tratta di immagini reali ingrandite, riportate allo stato originale, dopo aver rimosso il colore rosso e marrone che quelli della Nasa hanno dipinto su di esse.

Marte è popolato proprio come la Terra, con lo stesso tipo di città e di civiltà.

Come sempre incoraggio i lettori a guardare e decidere autonomamente:.

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Il Cile rilascia foto ufficiali sugli studi di ufologia

Gli studi del governo cileno sull’ufologia

L’ufficio specializzato in ufologia del governo del Cile ha dichiarato che sta indagando sul alcune foto che ritraggono oggetti volanti identificati come UFO, ed in un recente rapporto ha anche diffuso le immagini analizzate.
L’ufficio in questione, conosciuto come CEFAA (Comitato per gli Studi di fenomeni aerei anomali), si trova all’interno del Dipartimento ministeriale di Aeronautica Civile (DGAC), l’equivalente del nostro FAA, sotto la giurisdizione cilena della Air Force.
Le foto che ritraggono gli UFO sono state scattate presso la miniera di rame di Collahuasi, nelle regioni settentrionali del Cile. Una regione poco abitata, che si caratterizza per la bassa presenza di ossigeno e per i cieli insolitamente chiari: infatti l’elevata altezza sul livello del mare rende questa zona poco ospitale.
I tecnici della miniera hanno avvistato nel cielo un oggetto a forma di disco, che si muoveva lentamente ed è rimasto visibile per più di un’ora ad un’altezza non troppo elevata. Uno dei tecnici presenti aveva con sé una macchina fotografica ed ha scattato delle foto molto interessanti. Senza produrre il minimo suono l’oggetto si è poi allontanato piano piano fino a sparire del tutto.
I testimoni inizialmente avevano deciso di non dirlo a nessuno della loro esperienza con l’UFO, ma qualche mese dopo il proprietario delle foto ha deciso di mostrare le immagini all’ingegnere capo della miniera, il quale chiesto delle copie, che ha inviato al CEFAA, fornendo inseme alla documentazione fotografica tutto il racconto fatto dai tre testimoni.
La limpidezza del cielo il giorno dell’avvistamento ha fatto escludere qualsiasi spiegazione di tipo ottico, secondo l’ufficio metereologico cileno, l’oggetto visto in cielo era reale, ma sulla sua natura non si è assolutamente espresso.
I funzionari CEFAA mi hanno detto che che non c’erano droni ad operare nei pressi della miniera. “La gente in quella zona conoscono droni”, ha detto Jose Lay, direttore degli affari internazionali per la CEFAA. “Le aziende di pesca utilizzano droni e fanno un sacco di rumore. Questo non era sicuramente un drone”. I funzionari DGAC anche escluso qualsiasi tipo di velivoli sperimentali, aerei, palloni meteorologici, o qualsiasi altro oggetto tipo che potrebbe soccorrere nello spiegare l’incidente. Una volta preso nota che tutte le spiegazioni comuni dovevano essere scartate, il personale CEFAA stabilito che le foto devono essere sottoposte ad un’analisi lunga ed accurata. I risultati di questo studio, condotto da un analista del CEFAA sono stati rilasciati il 3 luglio proprio sul sito web del CEFAA.
La relazione riporta la descrizione fatta dai tre testimoni: “un disco appiattito, di colore brillante, con un diametro di 5-10 metri. Ha eseguito movimenti ascendenti, discendenti, e movimenti orizzontali di breve lunghezza, a circa 600 metri di altezza”. Dando l’impressione che fosse guidato da un’intelligenza superiore.

La posizione degli esperti di ufologia del CEFAA

La relazione finale dell’ufficio di ufologia conclude: “Si tratta di un oggetto o un fenomeno di grande interesse, e può essere qualificato come un UFO.”
Ma, nonostante la dichiarazione, gli stessi esperti del CEFAA si dimostrano dubbiosi sul cado di Collahuasi. “I testimoni non erano disposti a collaborare. Abbiamo cercato di contattarli, e non abbiamo ottenuto nessuna risposta quindi abbiamo trattato il materiale come abbiamo trattato molti altri della stessa natura o simili:.. Li archiviamo per dei riferimenti futuro o fini comparativi. Questo è tutto quello che possiamo fare in questo caso”. Ha dichiarato uno dei cileni esperto di ufologia-
Un generale in pensione Ricardo Bermudez, direttore del CEFAA, dice: “Ci rendiamo conto che questa è la determinazione di un solo analista CEFAA fra tanti. Quindi dobbiamo ancora essere prudenti.” Ha convocato una riunione del comitato scientifico CEFAA, composto da specialisti di alto livello provenienti da laboratori e università, per la prossima settimana. Anche se gli analisti non sono esperti di foto e video, il parere di questo gruppo distinto, che sostiene il lavoro del CEFAA e assiste alle indagini quando è necessario, potrebbe gettare ulteriore luce sul caso.
Un fisico della Marina Militare statunitense, Bruce Maccabeo, si è interessato alle foto di Collahauasi e dopo averle analizzate ha dichiarato: “Nella seconda immagine sembra esserci una forma emisferica molto luminosa, convessa verso il basso … forse un UFO avvolto in una nuvola di vapore. Questa non è chiaramente non è una cosa normalmente vista nel cielo (uccello, aereo, nuvola, ecc).” Ha aggiunto. “Ciò la rende una cosa reale – UFO – o una bufala, e non sembra essere una bufala, anche se l’impossibilità di interrogare i testimoni non riduce la credibilità. Certamente questo caso è degno di ulteriori approfondimenti”.
Sì perché a discapito di tutte le rassicurazioni i tre testimoni non sembrano aver voglia di parlare agli esperti di ufologia e non sembra esserci nulla e nessuno in grado di convincerli.

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Dischi volanti ( tipologie )

Types of unidentified flying objects

Sferici, discoidali, fusiformi, luminosi e non

Le descrizioni, che in tutti questi anni sono state raccolte riguardo ad oggetti volanti non identificati, sono fornite di dettagli sotto i più svariati aspetti. La prima suddivisione che possiamo compiere è in base alla loro forma:

  1. 35% dei casi, apparecchi sferici;
  2. 30% dei casi, apparecchi circolari (appiattiti e discoidali o emisferici);
  3. 10% dei casi, apparecchi oblunghi, fusiformi (a forma di sigaro);
  4. 25% dei casi, altri tipi di apparecchi.

Ecco un’ulteriore distinzione:

apparecchi luminosi, che sembrano una fonte di luce o volano in mezzo ad una massa di aria ionizzata; gli oggetti che non emettono luce. 

Questi ultimi sono più rari e quindi il loro avvistamento è un evento eclatante poiché significa che è stato avvistato di giorno in buone condizioni visive e relativamente vicino allo spettatore.
Parlando invece del loro colore, possiamo affermare che, nella maggior parte dei casi, quando volano di notte sono sempre luminosi (45% bianchi o grigio chiaro, 35% rossi o arancioni). 

Per scendere ancora di più nel particolare possiamo dedicare la nostra attenzione alla traiettoria dell’UFO: 50% traiettoria irregolare, 40% da uno stato di quiete raggiungono velocità impressionanti in una direzione. A proposito della velocità, l’aeroporto di Orly nel 1956 ha registrato una velocità di 4’000 Km/h durante il passaggio di un UFO in zona; nel 1949 a White Sands (Texas) la velocità registrata fu di 43’200 Km/h. Naturalmente la velocità massima raggiungibile da questi velivoli è a noi sconosciuta.

Infine gli atterraggi: le zone “privilegiate” sono generalmente luoghi isolati o deserti; in un caso su due sono stati ritrovati resti materiali e concreti di atterraggi.

UFO Sightings Set 1: 80 UFO Models Based On Actual Sightings – Modelli basati sugli avvistamenti effettivi

Types of unidentified flying objects

“Various types of ufo as seen and described in the past 30 years” from the book “Leteći tanjiri zabluda ili stvarnost” , Delta Pres, Belgrade. 1976

“Various types of ufo as seen and described in the past 30 years” from the book “Leteći tanjiri zabluda ili stvarnost” , Delta Pres, Belgrade. 1976.

 

 

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Ufo in volo, invasione aliena? No, era la Cia

Il mistero dei fenomeni luminosi nei cieli norvegesi negli anni 50: dopo oltre sessant’anni l’agenzia statunitense fa una rivelazione…

STRANI RAGGI di luce che si stagliavano nel cieli. Scie luminose che si rincorrevano dopo il tramonto: tutta la Norvegia degli anni 50 era sicura di vedere atterrare da un momento all’altro una navicella spaziale, come quelle che gli abitanti del paese scandinavo iniziavano a vedere al cinema e di cui leggevano su romanzi e riviste. Invece nulla, nessun alieno né veicolo extraterrestre si è mai palesato. Per oltre sessant’anni, però, i norvegesi hanno continuato a pensare a quei fenomeni rimasti senza una spiegazione, a quegli “oggetti volanti non identificati” che persino i piloti degli aerei di linea vedevano sopra i loro velivoli durante i viaggi. Fino al 2 luglio. Giorno in cui, con un tweet, la CIA ha tolto ogni dubbio (e anche un po’ di poesia) su cosa stava accadendo nei cieli della Scandinavia a metà del secolo scorso.

“Vi ricordate i racconti di strane attività nel cielo negli anni 50? Eravamo noi”: un post per tranquillizzare chi ancora temeva un’invasione aliena e una spiegazione scientifica ai fenomeni luminosi osservati da migliaia di persone. Si trattava, spiega l’agenzia di Intelligence statunitense, di test di volo della flotta militare. Più nello specifico, dei famigerati e top secret aerei spia U2 che, volando a quota 18.000 metri, un’altezza superiore a quella dei normali aerei passeggeri e militari, riuscivano a riflettere i raggi del sole anche dopo il tramonto. Un segreto che, secondo il governo Usa, doveva rimanere tale per evitare che i sovietici venissero a conoscenza degli scopi militari statunitensi durante la Guerra Fredda.

E se quella sul caso norvegese fosse solo la prima di una serie di rivelazioni? Se la Cia decidesse di fare luce anche su altri misteri rimasti ancora insoluti? Magari su uno dei 445 avvistamenti italiani (di cui sette nel 2013) registrati dall’Aeronautica negli ultimi 40 anni. O sulla storica ondata di fenomeni “non identificati” dell’autunno 1954 che ha interessato tutta l’Europa, compreso il nostro Paese, e che, guarda caso, è avvenuta nello stesso periodo delle scie luminose scandinave.

In realtà l’account Twitter dell’Agenzia Usa – fa notare il Cicap, organizzazione senza finalità di lucro nata per promuovere un’indagine scientifica e critica sul paranormale e le pseudoscienze – rilancia materiale già declassificato nel 1998. L’anno scorso quel materiale aveva avuto un’altra eco mediatica quando era stato deciso di declassificare ulteriori parti, non ufologiche, del saggio. Insomma la Cia ha declassificato una cosa già declassificata.[fonte]

 

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Qualcosa ci chiama da un’altra galassia: il mistero dei Fast Radio Burst

Un team internazionale di radioastronomi ha scoperto che gli enigmatici segnali, apparsi per la prima volta nel 2011, hanno origine extragalattica. Ma il mistero sulla loro vera natura continua

                                                                 arecibo radio telescope

 

DURANO POCHI millesimi di secondo, poi svaniscono senza lasciare traccia. Sono rapidissimi lampi di onde radio che appaiono in punti casuali nel cielo, e che da un po’ di tempo stanno dando filo da torcere agli astronomi. Nessuno infatti può prevedere quando apparirà il prossimo lampo radio o in quale costellazione. Quanto alla natura di questi segnali, che in inglese sono chiamati Fast Radio Burst (FRB), gli scienziati pensano si tratti di fenomeni naturali, anche se è ancora difficile stabilire quali. Sembra un caso disperato, ma grazie a nuove osservazioni oggi sappiamo qualcosa di più. Attraverso il grande radiotelescopio di Arecibo, un team internazionale ha infatti osservato un lampo radio apparso il 2 novembre 2012, dimostrando che il suo punto di origine si trova al di fuori della nostra Galassia. L’osservazione, pubblicata su The Astrophysical Journal, è la prima di questo tipo condotta dall’emisfero settentrionale e fornisce un nuovo importante tassello per capire questi enigmatici fenomeni.

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Gli alieni sono vicini. Forse già sulla Luna

Il fisico Paul Davies cerca prove dell’esistenza di civiltà evolute che in tempi remoti potrebbero aver già esplorato il nostro sistema solare

Ora lo ammette anche il capo della Nasa: sarebbe sorprendente se la Terra fosse l’unico pianeta abitato nella vastità del cosmo. Charles Bolden si è spinto pure un po’ più in là, affermando- come già fatto in passato da altri illustri colleghi- che la scoperta di tracce di vita aliena è vicina, vicinissima, forse possibile nel giro di 20 anni. Una dichiarazione riportata con enfasi da vari organi di informazione,  perché sembra la conferma ufficiale di quanto dicono da tempo molti ricercatori: no, non siamo soli nell’Universo.

Ne è evidentemente sempre più convinto anche un altro pezzo da novanta dell’astronomia, il fisico Paul Davies, uno dei principali sostenitori del SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence), ora direttore del Beyond Center dell’Università dell’Arizona, con sede a Temple, e famoso divulgatore scientifico.  Davies però non si accontenta di semplici microbi marziani: sta infatti cercando le prove, oggettive, dell’esistenza di civiltà evolute che in tempi remoti potrebbero aver già esplorato il nostro sistema solare.
La sua attenzione si focalizza sulla Luna. Il nostro satellite potrebbe recare i segni di questo passaggio alieno. Lassù forse si trovano ancora manufatti lasciati da quei lontani visitatori, conservati dalla polvere lunare intatti fino ai giorni nostri, oppure potrebbero esserci tracce di scavi, di attività industriale, di produzione di energia o persino tecnologia atta a studiare il pianeta più prossimo- ossia, la Terra.

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A caccia di inquinamento per trovare gli alieni

Un nuovo approccio nella ricerca di intelligenza extraterrestre (SETI) lo offrirà il James Webb Space Telescope, con il quale i ricercatori di Harvard cercheranno di rilevare molecole di clorofluorocarburi nelle atmosfere di pianeti exstrasolari orbitanti attorno alle nane bianche. Uno dei ricercatori, Avi Loeb, spiega a Media INAF come procederanno

C’è qualcuno lì fuori? È la domanda che tutti da sempre ci facciamo, ma più di tutti gli astronomi e gli appassionati di vita extraterrestre. Se cerchiamo forme di vita aliena nell’Universo sembra proprio che fino a oggi abbiamo sbagliato tutto, o almeno non abbiamo ottenuto chissà quali grandi risultati. Un gruppo di ricercatori de l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) ha ipotizzato, invece, che basterebbe cercare tracce di inquinamento nello spazio per trovare (magari) civiltà extraterrestri su altri mondi. Insomma, proprio come noi esseri umani inquiniamo il nostro pianeta e l’orbita circostante, anche qualche forma di vita aliena potrebbe fare (o aver fatto) lo stesso con il proprio pianeta. Dopo anni e anni di ricerche senza sosta, sembra che siamo vicini a rilevare segni di vita aliena su altri mondi. Cosa hanno pensato i ricercatori? Studiando le atmosfere dei pianeti extrasolari possiamo trovare gas come ossigeno e metano che coesistono solo in presenza di vita microbiotica. Ma questi gas vengono anche da semplici forme di vita come i microbi. Il passo successivo è capire se ci sono (o sono state in un lontano passato) forme di civiltà avanzate come o più della nostra e se mai hanno lasciato un segno della loro presenza, come forme particolari di inquinamento.

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Gli scienziati: siamo molto vicini a trovare un’altra Terra

Lo scorso aprile 2014, un team di scienziati ha annunciato la scoperta del primo pianeta con dimensioni simili a quelle della Terra, in orbita attorno ad una stella nella cosiddetta “zona abitabile”. Sebbene ciò non significa che questo pianeta ospiti necessariamente la vita, i ricercatori sono convinti di essere ad un passo dalla scoperta di un pianeta gemello della Terra ricco di vita.

Gli scienziati alla ricerca di segni di vita nel cosmo, e di un altro pianeta simile alla Terra, sono convinti di essere molto più vicini al loro obiettivo di quanto si creda.

La convinzione è emersa nel corso di una conferenza sulla ricerca di vita nell’universo tenutasi lunedì scorso presso la sede della Nasa a Washington.

Il dibattito si è concentrato non solo sulla questione se siamo soli nell’universo, ma anche sui progressi tecnologici legati al tentativo di rispondere a questa domanda.

“Crediamo di essere molto, molto vicini, in termini di tecnologia e scienza, a trovare un’altra Terra e segno di vita su un altro mondo”, ha detto Sara Seager, professoressa di Scienza Planetaria e Fisica presso il Massachusetts Institute of Technology.

“Trovare un gemello della Terra è diventato una specie di Santo Graal”, le ha fatto eco John Grunsfeld, uno degli astronauti impegnato nelle riparazioni del 2009 del telescopio spaziale Hubble e oggi amministratore associato della Nasa.

Passi avanti nella ricerca di vita

Gli scienziati hanno fatto passi da gigante in questi ultimi anni. “Sappiamo che la nostra galassia ha almeno 100 miliardi di pianeta, cosa che non sapevamo cinque anni fa”, spiega Matt Mountain, direttore dello Space Telescope Science Institute nel Maryland.

Come spiega il sito della CNN, il progresso della ricerca si deve all’entrata in servizio nel 2009 del Kepler Space Telescope, la sonda caccia-pianeti capace di individuare variazioni di luminosità nelle stelle causate dal transito di pianeti.

Kepler è in effetti un’evoluzione del telescopio pionieristico Hubble. Lanciato nel 1990, Hubble è stato il primo telescopio del suo genere ad essere collocato direttamente nello spazio, permettendo di rilevare immagini mozzafiato del cosmo con una definizione mai ottenuta dai telescopi terrestri. Hubble ha contribuito ad aumentare la nostra consapevolezza di trovarci in un universo in continua evoluzione.

“La Terra, nonostante i suoi 4,5 miliardi di anni di età, è un nuovo arrivato”, dice John Mather, scienziato anziano del progetto di prossima generazione James Webb Space Telescope della NASA. “Ha solo un terzo dell’età dell’Universo. E la nostra galassia è in continua evoluzione, con la nascita di cinque a dieci stelle ogni anno”.

Cacciatore di pianeti

Il Telescopio Spaziale James Webb è un telescopio spaziale sviluppato per diventare il successore del precedente Telescopio spaziale Hubble. JWST sarà posizionato in un’orbita molto più elevata rispetto a Hubble, a circa 1,5 milioni di chilometri dal sistema Terra-Luna, in direzione opposta al Sole. Il lancio del JWST è previsto per il 2018.

“Con il telescopio James Webb avremo la possibilità di trovare segni di vita su un altro pianeta”, commenta la Seager. Dunque, la ricerca continua.

Come ha sottolineato l’amministratore della Nasa Charles Bolden a fine conferenza, lui conta se stesso tra le persone che “sono convinte che sia altamente improbabile che nella vastità illimitata dell’universo noi umani siamo soli”.

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