Spazio: 45 anni dopo l’allunaggio, si pensa a Marte

Mentre si celebra l’anniversario dell’arrivo dell’uomo sulla Luna, anche l’Europa e l’Italia guardano a Marte come nuova frontiera per la ricerca

Dopo 45 anni dallo sbarco sulla Luna, gli Stati Uniti non sono gli unici a sognare Marte: anche l’Europa si prepara al grande salto sul pianeta rosso, con un primo obiettivo ormai molto vicino: la missione ExoMars in programma nel 2016 e, con una seconda fase, nel 2018. “È una doppia missione della quale l’Italia è ispiratrice”, osserva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. Il contributo italiano a questa missione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) da 1,2 miliardi di euro è infatti del 33%, pari a circa 350 milioni, prosegue Battiston. È una missione in due tempi che prevede nel 2016 il lancio di un veicolo che dall’orbita marziana fornirà tutte le informazioni utili per la trasmissione dei dati da Marte alla Terra; nel 2018 la seconda fase della missione prevede l’atterraggio sul pianeta di un rover che, con un trapano dalla tecnologia italiana, scaverà in profondità nel suolo marziano e quindi analizzerà il materiale nel laboratorio automatico di bordo.

MARTE TRA FANTASIA E REALTA’

Sarà una sfida importante anche per l’Italia: “questa missione molto ambiziosa metterà alla prova il sistema industriale italiano, come quello della ricerca”, rileva Battiston. “È una missione che richiede tecnologie avanzate – prosegue il presidente dell’Asi – e nella quale sono coinvolti università, centri di ricerca come l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’industria”. La Thales Alenia Space è infatti primo contraente per l’intero programma.

Tra i fiori all’occhiello della tecnologia italiana c’è il trapano, progettato dal Politecnico di Milano e realizzato dalla Selex Galileo per perforare il suolo marziano fino alla profondità di due metri. Di certo inviare su Marte robot e sonde è una cosa completamente diversa rispetto ad una missione umana, come quella che gli Stati Uniti puntano a realizzare fra il 2030 e il 2040. ”Sappiamo che il grande sogno americano, condiviso da altri, è poter arrivare su Marte con un equipaggio umano , ma per questo – dice Battison – dobbiamo risolvere il problema dell’esposizione ai raggi cosmici dell’organismo umano, cosi’ come quello degli effetti prolungati dell’assenza di peso e dei ritmi alterati del sonno. Non dimentichiamo, infatti, che una missione su Marte potrebbe durare circa due anni”.

Basi sulla Luna

Nel frattempo si comincia anche a pianificare la costruzione di basi sulla luna all’interno delle grotte che punteggiano la superficie del nostro satellite. Quelle scoperte finora sono più di 200, hanno un diametro tra i 5 e i 900 metri, e potrebbero fornire un riparo ideale da radiazioni, piccoli meteoriti, polvere ed elevate escursioni termiche. È quanto emerge dalle immagini ad alta risoluzione scattate dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro) della Nasa, raccolte e analizzate con un nuovo algoritmo dai ricercatori dell’università dell’Arizona in un articolo pubblicato sulla rivista Icarus. La maggior parte di queste grotte lunari sono state identificate all’interno di grandi crateri (dove sono presenti aree in cui la roccia si è prima fusa per un impatto e poi solidificata) e nei cosiddetti mari lunari, ovvero pianure basaltiche di colore scuro nate da antiche eruzioni di materiale incandescente seguite all’impatto con meteoriti massicci.

Quelle scoperte finora rappresentano solo una piccola parte delle grotte lunari: la sonda Lro della Nasa ha infatti scandagliato soltanto il 40% della superficie del nostro satellite con la luce necessaria a far funzionare il programma automatico che identifica i pozzi. ”Continueremo a scandagliare le immagini man mano che arriveranno – afferma il coordinatore dello studio Robert Wagner – ma sul 25% della superficie lunare (le regioni più vicine ai poli) il Sole non si alza mai abbastanza da consentire al nostro algoritmo di lavorare. Per queste aree servirà un nuovo algoritmo più efficiente, che comunque potrebbe non funzionare alle latitudini maggiori, dove persino un uomo ha difficoltà a distinguere una grotta da un cratere formato da un impatto”.[fonte]

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