Buzz Aldrin prima riparla dell’Ufo dell’Apollo 11 e poi supera il test della macchina della verità…

Che cosa sarà mai? Scherzi dell’età ormai avanzata (ha 88 anni) oppure la voglia di togliere i lacci a un segreto probabilmente imposto ma sul quale lui e altri colleghi hanno puntato qua e là i riflettori? La domanda riguarda Buzz Aldrin, che al netto di teorie complottiste e negazioniste tuttora esistenti è stato il secondo umano a passeggiare sulla Luna, preceduto da Neil Armstrong (che a differenza sua ci ha già lasciato). Buzz è uno di quelli che nei ricordi della missione del 1969 con Apollo 11 ha fatto filtrare il concetto di un avvistamento inspiegabile (dunque, per definizione, di carattere ufologico) nel momento in cui capsula e modulo di comando, con il prezioso “bagaglio appresso” del Lem destinato all’allunaggio, lasciava la Terra e si indirizzava al suo satellite naturale. Ho conosciuto Aldrin, l’ho incontrato due volte (la prima ai Giochi olimpici di Pechino, la seconda a Crans Montana all’evento dell’orologiaio sponsor dei reduci del programma Apollo) e l’ho intervistato, chiedendogli appunto lumi su quella vicenda.

La sua risposta – potete andare a ripescare il post dedicato, storia di qualche anno fa – fu in apparenza ambigua ma in realtà illuminante. La domanda fu: “Ha visto qualcosa di strano?”. La risposta: “No, non ho visto qualcosa di strano. Ho solo pensato che fosse strano che quell’oggetto fosse lì”. L’equipaggio di Apollo 11 riteneva – sempre che la racconti giusta – si trattasse di uno stadio del Saturno V che andava ormai alla deriva, ma il centro di controllo di Houston escluse che fosse un pezzo del razzo.

 



I tre astronauti preferirono non andare oltre, per timore che i responsabili della missione si spaventassero e annullassero tutto. Di certo è una frase che, così come è stata pronunciata, lascia molto perplessi e invita a “ricamarci” sopra. La novità di questi giorni è che Aldrin non solo ha riconfermato l’episodio, dando ulteriori dettagli sull’Ufo (“Aveva una forma a elle” ha precisato), ma ha anche superato la prova della macchina della verità. Buzz è stato infatti sottoposto al test con una nuova tecnologia all’Institute of BioAcoustic Biology di Albany, in Ohio.

L’istituto in precedenza aveva avuto modo di valutare anche le testimonianze di Al Worden (Apollo 15) e di Edgar Mitchell (Apollo 14), quest’ultimo mancato nel 2016 e convinto assertore dell’esistenza degli extraterrestri tant’è che più volte invitò il Governo a dire la verità sui fatti del caso Roswell. Secondo gli esperti i risultati dimostrano che gli astronauti erano “completamente convinti” della veridicità delle loro affermazioni sugli Ufo e sulla possibilità della vita aliena. L’Institute of BioAcoustic Biology ha condotto un’analisi del tono della voce mentre parlavano dei loro incontri e la credibilità delle frasi pare sia totale. Aldrin in particolare è certissimo dell’avvistamento, “anche se la mente logica non può spiegarlo”. Al Worden nel 2015 si era spinto addirittura oltre: “Durante la missione ho visto gli extraterrestri” ha detto. In realtà non sarebbe stato l’unico, a giudicare dai racconti di Gordon Cooper, di Pete Conrad (entrambi ora morti) e di altri colleghi. Per tacere infine delle tante situazioni diciamo così opache che hanno caratterizzato le missioni lunari del programma Apollo.[fonte]

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