“Girano velivoli che forse non sono di questo mondo”: le parole (snobbate) del fisico Puthoff

Segnalato da Vladimiro Bibolotti, presidente del Centro Ufologico Nazionale, vi raccomando di dare un’occhiata al rapporto del fisico Harold “Hal” Puthoff in occasione della conferenza della SSE (Society for Scientific Exploration, cioè Società per l’Esplorazione Scientifica)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il commento di Bibolotti è fin troppo chiaro: “E’ dirompente e rivoluzionario per le attuali concezioni della fisica e dell’astronautica sugli Ufo/Uap (ndr: sta per Unidentified Aerial Phaenomena): con quello che sta scritto in quella relazione, altro che rivoluzione copernicana. Si parla esplicitamente di ‘tracce di oggetti spaziali avanzati di origine non terrestre’: forse è il documento più importante rilasciato dopo il ‘Dossier Cometa’ francese  o il ‘Rapporto Sturrock’.



Ma sembra che gli ufologi siano tutti presi da altro: solo una notiziola buttata lì, anziché riversarsi sul web e sulla carta stampata…” Condivido il disappunto del presidente, ma mi stupisco… che si stupisca: oggi ci si butta a pesce sulle Ferragni, sui Cristiano Ronaldo e su tutta una serie di baggianate che hanno però il pregio – si fa per dire – di rimorchiare tanti “clic” (la vera divinità dell’informazione moderna).

La carta stampata si adegua o, semmai, innesca il processo opposto: lancia l’argomento “ics” che viene poi ripreso e amplificato dal web con gallerie di foto, filmati, altri documenti multimediali.

Così è, se vi pare. Gli Ufo e gli amici alieni hanno così una sola chance: diventare a loro volta “merce da clic”. In che modo? Be’, fondamentalmente nel modo che tutti ci auguriamo accada, prima o poi: facendo una bella discesa sul cranio dei terrestri, tipo Independence Day. Ad ogni modo, a questo link trovate tutta la traduzione (curata da Paolo Guizzardi del Cun) dell’intervento di Hal Puthoff. Merita che dedichiate una ventina di minuti del vostro tempo.

Qui vi anticipo un passaggio che non necessita di molti commenti:

 

La minaccia è di duplice natura. Prima di tutto, abbiamo oggi questi Veicoli Aerospaziali Avanzati che volano in giro e non sappiamo da dove vengano, chi li sta guidando, quale sia il loro intento – forse vengono addirittura da qualche altra parte ad di fuori di questo mondo. Ma è la minaccia futura ad essere una delle maggiori preoccupazioni per il Dipartimento della Difesa e la comunità dell’intelligence. Che cosa potrebbe infatti succedere se i nostri potenziali avversari ottenessero risultati significativi grazie all’acquisizione di tecnologie avanzate basate sullo studio di questi fenomeni, sui dati raccolti dai sensori o sui materiali recuperati dagli schianti?

 

Diciamo che il buon Puthoff non ha girato intorno alla questione e ha evitato i fronzoli. Nel resto del documento è anche raccontato come i vari potentati nel corso degli anni hanno dirottato l’attenzione sulla questione Ufo.

Ma dal momento che il tempo è galantuomo, ecco il gol in contropiede: tutto è cambiato lo scorso dicembre, quando il New York Times ha pubblicato un articolo in prima pagina che descriveva un programma di ricerca sugli Ovni denominato “Advanced Aerospace Threat Identification Program” (Programma di identificazione delle minacce aerospaziali avanzate).

L’articolo era di Helene Cooper, Leslie Kean e Ralph Blumenthal e si intitolava “2 Airmen and an Object That ‘Accelerated Like Nothing I’ve Ever Seen’” (“2 aviatori e un oggetto che ‘accelerò come niente che abbia mai visto’ “).

E’ la famosa vicenda – ricorderete – dell’avvistamento operato da due F18 nell’area di San Diego (se non ricordo male: comunque, ne abbiamo parlato anche nel blog). Il progetto a cui si fa riferimento nel testo a tre mani era segreto, ma il NYT aveva buone fonti e ha colpito nel segno, costringendo altri media a riprendere la storia.[fonte]

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