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Gli scienziati stanno analizzando le foto inviate dalla sonda Dawn in orbita, da marzo, a 374 milioni di km dalla Terra. E la Nasa lancia un sondaggio

FORSE è ghiaccio quello che brilla sulla superficie di Cerere. Sono sempre più nitide le foto che arrivano dalla sonda Dawn,  in orbita dall’inizio di marzo attorno al pianeta nano, ora a 374 milioni di chilometri dalla Terra. L’attenzione degli scienziati è concentrata in particolare su quei punti luminosi, visibili già dalle prime, sgranate, immagini che Dawn aveva scattato quando era ancora a milioni di chilometri dal suo obiettivo. Aumentano i pixel, dunque, ma aumentano anche i misteri

 

 

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Osservando attentamente le immagini, infatti, appassionati e cercatori di Ufo hanno scorto, proprio sopra il cratere che ‘ospità i punti luminosi, un oggetto non identificato . Si tratta di una macchia scura che compare in un paio di foto, proprio sopra ai bagliori che spiccano sul suolo opaco e butterato dai crateri. “Gli scienziati che seguono Dawn possono concludere che l’intensa luminosità di questi punti è dovuta al riflesso della luce solare da parte di un materiale altamente riflettente sulla superficie, forse ghiaccio” ha detto Christopher Russell, dell’Università della California, principal investigatore della missione.

Questo è un interrogativo che va avanti ormai da mesi, da quando cioè Dawn ha inviato le prime immagini abbastanza nitide di Cerere. E ha catturato l’attenzione del pubblico anche non addetto ai lavori, tanto che la Nasa stessa ha proposto un sondaggio  per sapere l’opinione degli utenti sulla natura di queste macchie.

Per l’anomalia scoperta con le ultime foto e che sembra si muova, invece, la Nasa non ha ancora fornito una spiegazione. Come sempre, le ipotesi possono andare dal passaggio di un piccolo asteroide di fronte all’obiettivo o della sua ombra sulla superficie del pianeta, alla presenza degli alieni in manovra con una navetta spaziale proprio attorno a quelle ancora misteriose macchie luminose. Passando per un ‘banalè disturbo della camera di Dawn.

Dawn ha scattato queste ultime, più dettagliate immagini, il 3 e il 4 maggio da una distanza di oltre 13mila chilometri, con una risoluzione al suolo di 1,3 chilometri per pixel, completando in 15 giorni la prima mappatura. Nelle prossime settimane eseguirà una manovra di avvicinamento che la porterà, il 6 giugno, a una quota molto più bassa, a circa 4.400 chilometri sulla superficie. Presto invierà nuove immagini ancora più dettagliate che forse toglieranno definitivamente il velo a questi piccoli ‘misterì e inizierà a inviare dati sulla composizione, geologia e l’eventuale attività grazie agli strumenti di cui è dotata: una camera per la navigazione e la mappatura, uno spettrometro a raggi gamma e neutroni e lo strumento italiano sviluppato dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), uno spettrometro a luce visibile e infrarosso, versione modificata del Virtis già montato sulle sonda Rosetta e Venus Express.

Il lungo viaggio di Dawn è iniziato il 27 settembre 2007 e l’ha portata a esplorare i due corpi più grandi della fascia di asteroidi posta tra le orbite di Marte e Giove. Nel luglio 2011 è entrata nell’orbita dell’asteroide più grande, Vesta, che ha salutato nel settembre dell’anno successivo. Il 6 marzo 2015 è diventata la prima sonda a entrare nell’orbita di un pianeta nano, secondo e ultimo obiettivo della sua missione.

Il lungo viaggio di Dawn è iniziato il 27 settembre 2007 e l’ha portata a esplorare i due corpi più grandi della fascia di asteroidi posta tra le orbite di Marte e Giove. Nel luglio 2011 è entrata nell’orbita dell’asteroide più grande, Vesta, che ha salutato nel settembre dell’anno successivo. Il 6 marzo 2015 è diventata la prima sonda a entrare nell’orbita di un pianeta nano, secondo e ultimo obiettivo della sua missione.[fonte]

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