Il mistero della luna di Marte

La sonda Mars Express è riuscita ad avvicinarsi a uno dei due satelliti del Pianeta Rosso, la cui natura è ancora incerta

Credits: Esa

Missione compiuta. Mars Express ha appena effettuato il sorvolo più ravvicinato mai tentato prima su Phobos, la misteriosa luna di Marte dalla forma irregolare: è passato  a soli 45 chilometri di distanza dalla sua superficie. Il flyby è stato così veloce da non permettere di scattare immagini, ma la sonda dell’ESA ha potuto rilevare dettagli importanti sul satellite.
 
Phobos è la maggiore delle due lune che orbitano attorno al Pianeta Rosso, anche se le sue misure ( 27 x 22 x 18 km) la fanno assomigliare più ad un grosso sasso spaziale. Questa è in effetti è l’ipotesi più accreditata per spiegare la sua origine e quella della compagna Deimos: i due satelliti sarebbero stati due asteroidi catturati dalla gravità marziana, oppure sarebbero dei frammenti schizzati in orbita dopo un impatto gigantesco. Il passaggio di Mars Express dovrebbe aiutare a capirne meglio la reale natura.
La sonda, durante il flyby, ha inviato il segnale a 37 radiotelescopi a terra, che hanno seguito il suo sorvolo istante dopo istante, tracciandone la precisa posizione per 35 ore di fila e individuandone le minime variazioni di rotta. In questo modo, i dati daranno indicazioni sulla massa e sulla densità di Phobos, sul suo campo gravitazionale e sulla sua struttura interna. Un elemento, quest’ultimo, particolarmente interessante, vista la particolarità di questa luna.
Non solo ha un aspetto che la fa assomigliare ad un enorme patata, ma è anche cava. È questo il dettaglio più insolito e ancora tutto da chiarire evidenziato dal precedente sorvolo di Mars Express, nel marzo del 2010: Phobos avrebbe al suo interno uno spazio completamente vuoto, pari ad un terzo o ad un quarto del suo volume. Probabilmente il cuore della luna sarebbe composto da rocce frammentarie separate da ampie cavità.
Questa inusuale caratteristica ha dato il via ad una serie di suggestioni,  inclusa l’ipotesi che vedrebbe in Phobos un satellite artificiale, se non addirittura una chilometrica astronave piazzata in orbita attorno a Marte da una civiltà aliena. Più o meno quanto sostenuto, già negli anni ’60 del secolo scorso, dall’astrofisico Iosif S. Shklovsky, membro dell’Accademia delle Scienze dell’allora URSS.
Calcolando le alterazioni nell’orbita di entrambi i satelliti marziani, così insolitamente piccoli e vicini al loro pianeta, lo scienziato russo era arrivato alla conclusione che non potessero essere dei normali asteroidi. “C’è un solo modo per spiegare la forma di Phobos e la sua densità estremamente bassa: dobbiamo immaginare che sia cavo, vuoto, come una lattina. Ma può un corpo celeste essere tale? Non lo è mai! Quindi Phobos deve avere un’origine artificiale”, disse Shklovsky in un’intervista.
Forse proprio le sue teorie spinsero l’Unione Sovietica, nel 1988, ad una missione mirata a studiare questa strana luna. La sonda Phobos 1 smise di funzionare per un guasto pochi mesi dopo il lancio, mentre la gemella Phobos 2 arrivò in prossimità del satellite marziano, quando, all’improvviso, se ne persero per sempre i contatti. Ma l’ultima trasmissione inviata dalla sonda includeva un video, nel quale si notava un’ombra di forma ellittica nettamente proiettata sulla superficie di Marte. Quale oggetto l’aveva prodotta? Nessuno ha mai dato una spiegazione ufficiale per quell’immagine.
Ora l’attesa si concentra sìsulle  informazioni  raccolte da Mars Express, da 10 anni ormai impegnata nell’osservazione di Marte e dei suoi satelliti. “Con questo flyby ravvicinato, potremo capire qualcosa di più di queste misteriose lune“, ha detto il ricercatore dell’ESA Olivier Witasse. Ma bisognerà aspettare qualche settimana prima che i dati siano elaborati dalle stazioni riceventi coinvolte nella missione e forse qualche mese prima che siano resi noti. Attendiamo curiosi.
Come noi, forse, lo farà anche Buzz Aldrin, l’eroe dell’epopea spaziale che- dicono gli annali ufficiali- toccò il suolo lunare appena dopo il collega Neil Armstrong. In un’intervista tv, nel 2009, l’ex astronauta non ha avuto esitazioni nell’affermare che il luogo più interessante da esplorare, il prima possibile, è proprio Phobos e che varrebbe la pena dargli un’occhiata da vicino.
 
Il motivo? Una protuberanza fotografata sulla piatta superficie avallata di crateri: sembra un blocco squadrato che si erge, solitario e sorprendente, come il monolite immaginato da Stanley Kubrick sulla nostra luna nel film “2001- Odissea nello spazio.” Un vero peccato, che nel suo passaggio super-ravvicinato su Phobos Mars Express non abbia potuto scattare delle foto a quell’enigmatico masso geometrico.[fonte]

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