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Attraverso il portale gli ex ufficiali, ma anche i cittadini, potranno fare segnalazioni. Ma verranno pubblicate informazioni solo di avvistamenti già spiegati

A voler vedere, gli Usa in materia di Ufo stanno imitando – con gli aggiornamenti del caso, tecnologici e di comunicazione – l’iniziativa adottata nel 1978 in un governo presieduto da Giulio Andreotti. Quello fu un anno ricco di avvistamenti di oggetti non identificati (registrati anche casi di “flap”, ovvero di ondate di Ovni – Oggetti Volanti non identificati) e il premier incaricò l’Aeronautica Militare di essere l’interlocutore istituzionale per raccogliere, verificare e monitorare le segnalazioni. Creando un anno fa l’Aaro (All-domain Anomaly Resolution Office), ufficio del Pentagono incaricato di far luce sulla grande quantità di materiale acquisito in tema di fenomeni aerei ancora da spiegare, ha sostanzialmente fatto la stessa cosa. Ma da oggi c’è una novità: la divulgazione potrà avvenire via web e potrà coinvolgere pure ex dipendenti del Pentagono. L’indirizzo del sito è www.aaro.mil, ma al momento appare ancora in costruzione perché il via ufficiale è previsto per l’autunno. Il sito fornirà informazioni, compresi foto e video, sui casi risolti, man mano che verranno declassificati e approvati per la pubblicazione. Presente anche una sezione di domande frequenti, oltre a link a rapporti ufficiali, trascrizioni, comunicati stampa e altre risorse.

Solo eventi già spiegati

Però qui arriva la prima domanda: perché dare un seguito a eventi già spiegati? Non sarebbe forse meglio mettere casi irrisolti, per alimentare il contributo alla loro risoluzione? Sarebbe logico, ma la spiegazione che viene data si lega da un lato all’intenzione di non divulgare fatti potenzialmente top secret e dall’altro al concetto – non sempre sincero, anzi spesso un po’ ipocrita – di «garantire trasparenza nei confronti del popolo americano in merito al lavoro dell’Aaro». Sembra quasi che da un lato ci sia la voglia di aprire, ma dall’altro quella di frenare: insomma, il già visto passo in avanti seguito da quello ritroso. Difatti, quasi a premunirsi rispetto a un possibile afflusso di grandi quantità di segnalazioni e domande, nella sezione “faq” del sito (risposte alle domande più frequenti), l’ufficio spiega di non aver ancora riscontrato la presenza di tecnologia extraterrestre. Inoltre fornisce una lunga lista degli oggetti che, pur avendo una funzione ben nota, possono essere presi per “non identificati”, come i satelliti o i droni. Questo rassicurare, peraltro, contrasta con le recenti dichiarazioni al Congresso dell’ex maggiore David Grusch e di altri due testimoni, Ryan Greaves (ex pilota della Marina) e David Fravor (ex comandandate della stessa Us Navy): i tre hanno dichiarato esplicitamente, e sotto giuramento, che gli Usa sono in possesso sia velivoli di tecnologia non terrestri e anche di corpi alieni. [Fonte]

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