Stazione spaziale cinese, l’Asi: “Rientro il 10 aprile, remote possibilità di frammenti in Italia”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL 10 APRILE è la data più probabile dell’impatto, secondo le stime dell’Agenzia Spaziale Italiana. Ma la “finestra di possibilità” si apre già dal 21 marzo. Il modulo della stazione spaziale cinese Tiangong-1 sta scendendo verso la Terra senza controllo. Al momento si trova a 250 chilometri di altezza e passa sopra alle nostre teste (in Italia) quattro volte al giorno. Quando raggiungerà i 90 chilometri, l’attrito con l’atmosfera inizierà a renderlo incandescente. Da quel momento si potrà parlare di “caduta” vera e propria. Fra le aree in cui è possibile l’impatto c’è anche l’Italia a sud di Firenze, anche se le probabilità sono bassissime: nell’ordine di una su diverse migliaia. Sono le stime degli esperti dell’ufficio Space Situational Awareness dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Oggi a Roma Claudio Portelli ed Ettore Perozzi, del nuovo ufficio dell’Asi sulla consapevolezza dello spazio, hanno risposto alle domande dei giornalisti durante la diretta streaming dell’Asi.

La data precisa dell’impatto della stazione spaziale cinese con l’atmosfera in realtà si potrà conoscere solo tre giorni prima che avvenga. Solo sei ore prima si potrà conoscere la traiettoria di rientro, e stimare quindi la probabilità di caduta su un’area abitata. L’Asi seguirà le ultime fasi di vita del modulo Tiangong-1 in stretto contatto con la Protezione Civile. “I detriti potrebbero sparpagliarsi in un’area lunga mille chilometri e larga 400” spiega Portelli. In genere tra il 20% e il 40% del peso complessivo di un oggetto spaziale di questo tipo sopravvive all’attrito dell’atmosfera. Si stima che oggi il modulo Tiangong pesi 7.500 chili, ma molti dettagli sui materiali con cui la stazione spaziale è stata costruita restano in realtà segreti. La presenza di pannelli solari per fornire energia dovrebbe comunque escludere la presenza di combustibile radioattivo.



Lanciato nel 2011, il modulo della stazione spaziale cinese, il cui nome significa “Palazzo celeste”, è sceso dalla sua orbita iniziale a 360 chilometri dalla superficie terrestre a un’orbita intorno a 250 chilometri. Lungo 10,5 metri, il modulo ha pannelli solari delle dimensioni di sette metri per tre e pesava al lancio 8,5 tonnellate (dalle quali oggi va sottratto il propellente consumato). “Tutti i rientri incontrollati sono un problema per la popolazione come per le rotte aree, che in alcuni casi possono essere spostate”, ha osservato Portelli. Per questo è nato un tavolo di coordinamento tra Asi, Protezione civile, Enac, Enav, Aeronautica Militare e Difesa. “Il compito dell’Asi – ha aggiunto – è informare la Protezione Civile, che a sua volta coinvolge tutti gli altri attori”.

Impossibile al momento fare previsioni certe, a partire dalle probabilità che alcuni frammenti possano sopravvivere all’impatto: “Tiangong 1 ha elementi pesanti che non si distruggeranno nell’impatto con l’atmosfera”, ha detto ancora Portelli. “Si romperà in tanti pezzi: alcuni bruceranno, altre no, come quelli in titanio”, ha osservato Perozzi. Il problema, hanno detto entrambi gli esperti, è che non ci sono informazioni tecniche in proposito da parte dell’agenzia spaziale cinese. Quello che invece è noto è che, per le caratteristiche della sua orbita, la Tiangong-1 sorvola la fascia intorno all’Equatore, spingendosi fino a metà dell’Italia, che sorvola quattro volte al giorno e ogni passaggio dura tre minuti. Per questo l’eventuale caduta di frammenti non dovrebbe riguardare le aree a Nord di Firenze.[fonte]

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