letto da: 531
0 0
Tempo lettura articolo:3 Minuti, 8 Secondi

La missione BepiColombo ha completato il secondo flyby di Mercurio, spingendosi fino a 200 km dal pianeta per fotografare la sua butterata superficie.

La missione europea e giapponese BepiColombo ha effettuato il suo secondo flyby su Mercurio e restituito alcune suggestive immagini a bassa risoluzione della superficie del pianeta più interno del Sistema Solare. Alle 11:44 del 23 giugno 2022 la coppia di sonde di ESA e JAXA si è spinta nel punto di massima vicinanza al suolo pieno di crateri, arrivando a circa 200 chilometri da Mercurio. Per BepiColombo sono previsti sei sorvoli in totale del pianeta: il prossimo sarà nel 2023, mentre l’ingresso nell’orbita di Mercurio è fissato per il 2025.

Complementari. Lanciata nel 2018, la missione BepiColombo ha l’obiettivo di studiare alcuni aspetti ancora misteriosi di Mercurio: il suo magnetismo inspiegabile per le caratteristiche del nucleo rivelate finora, i suoi processi di superficie, l’esistenza di ghiaccio nonostante la vicinanza al Sole, la composizione della sua esosfera.

L’esplorazione di Mercurio è affidata a due sonde che viaggeranno impilate una sull’altra insieme a un modulo di trasferimento, prima di prendere strade separate una volta che il convoglio sarà pronto per l’inserimento orbitale. Il Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell’ESA cercherà informazioni su composizione e passata attività vulcanica del pianeta, di cui sarà in grado di scattare anche foto a colori; il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) dell’agenzia spaziale giapponese JAXA studierà invece la sua magnetosfera.

Alba e ombre su Mercurio. © Esa/BepiColombo/Mtm

Che cosa si vede. Durante il sorvolo, BepiColombo si è approcciata a Mercurio dal lato notturno, e ha quindi potuto iniziare ad acquisire immagini soltanto 4 minuti dopo il punto di massimo avvicinamento, quando il pianeta era sufficientemente illuminato ma le sonde si trovavano ormai a 800 km dalla superficie. Durante il passaggio dal lato buio a quello diurno la topografia del pianeta appariva particolarmente chiara. Il Sole ha illuminato il più grande cratere da impatto di Mercurio, il bacino di Caloris o Caloris Planitia, una delle più grandi depressioni da impatto del Sistema Solare, larga 1550 chilometri, ricoperta da lave altamente riflettenti. Si pensa che la formazione di questo cratere abbia avuto conseguenze globali sulla tettonica di Mercurio e la sua analisi è uno degli obiettivi primari di BepiColombo.

Tra i crateri illuminati dal Sole l’area della Caloris Planitia. © ESA/BepiColombo/MTM

Un assaggio di scienza. Insieme le due sonde trasportano 16 strumenti scientifici, ma solo il 60% di essi è rimasto operativo nelle 48 ore di durata del flyby. Gli altri, come le telecamere ad alta risoluzione, non possono funzionare in configurazione di crociera perché si trovano nel modulo di trasferimento o nel suo scudo solare. Il magnetometro e il rivelatore di particelle della sonda giapponese erano attivi e dovrebbero aver raccolto dati preziosi sul comportamento del vento solare nelle vicinanze di Mercurio.

Le prossime fasi. BepiColombo è la prima missione spaziale pensata per lavorare nell’orbita di Mercurio dopo la sonda della NASA Messenger, rimasta attorno al pianeta dal 2011 al 2015. In tutto effettuerà nove flyby attorno ai pianeti interni del Sistema Solare (uno attorno alla Terra, due attorno a Venere e sei attorno a Mercurio) per rallentare abbastanza da agganciare l’orbita di quest’ultimo nel 2025. La parte principale della sua missione scientifica inizierà allora.

Nel video che segue, alcune sequenze del passaggio ravvicinato di BepiColombo su Mercurio [Fonte]

Lascia un commento