Monthly Archives: aprile 2018

Buzz Aldrin prima riparla dell’Ufo dell’Apollo 11 e poi supera il test della macchina della verità…

Che cosa sarà mai? Scherzi dell’età ormai avanzata (ha 88 anni) oppure la voglia di togliere i lacci a un segreto probabilmente imposto ma sul quale lui e altri colleghi hanno puntato qua e là i riflettori? La domanda riguarda Buzz Aldrin, che al netto di teorie complottiste e negazioniste tuttora esistenti è stato il secondo umano a passeggiare sulla Luna, preceduto da Neil Armstrong (che a differenza sua ci ha già lasciato). Buzz è uno di quelli che nei ricordi della missione del 1969 con Apollo 11 ha fatto filtrare il concetto di un avvistamento inspiegabile (dunque, per definizione, di carattere ufologico) nel momento in cui capsula e modulo di comando, con il prezioso “bagaglio appresso” del Lem destinato all’allunaggio, lasciava la Terra e si indirizzava al suo satellite naturale. Ho conosciuto Aldrin, l’ho incontrato due volte (la prima ai Giochi olimpici di Pechino, la seconda a Crans Montana all’evento dell’orologiaio sponsor dei reduci del programma Apollo) e l’ho intervistato, chiedendogli appunto lumi su quella vicenda.

La sua risposta – potete andare a ripescare il post dedicato, storia di qualche anno fa – fu in apparenza ambigua ma in realtà illuminante. La domanda fu: “Ha visto qualcosa di strano?”. La risposta: “No, non ho visto qualcosa di strano. Ho solo pensato che fosse strano che quell’oggetto fosse lì”. L’equipaggio di Apollo 11 riteneva – sempre che la racconti giusta – si trattasse di uno stadio del Saturno V che andava ormai alla deriva, ma il centro di controllo di Houston escluse che fosse un pezzo del razzo.

 

Su Marte ci fu un lago che si essiccò più volte

In passato nel cratere Gale di Marte ci fu un lago che si riempì e si prosciugò più volte, come succede per alcuni laghi terrestri. Lo dimostrano i dati raccolti dal rover Curiosity.

Una ricostruzione di come si sarebbe mostrato il cratere Gale circa 3,5 miliardi di anni fa.|NASA

Una ricostruzione di come si sarebbe mostrato il cratere Gale circa 3,5 miliardi di anni fa.|NASA

Sono trascorsi poco più di 2.030 giorni da quando il rover della NASA Curiosity è atterrato all’interno del cratere Gale di Marte e le prove che un tempo il cratere stesso fosse pieno d’acqua si fanno sempre più concrete. All’inizio del 2017 i geologi che lavorano per il Jet Propulsion Laboratory della NASA avevano annunciato la scoperta di strutture che sembravano il il risultato dell’essiccazione di un suolo in seguito al ritiro dell’acqua e che si erano successivamente fossilizzate. Dovrebbero risalire a 3/3,5 miliardi di anni fa.

Lo scetticismo iniziale. Ma i dubbi furono molti e queste conclusioni non furono accettate dall’intera comunità scientifica che studia la morfologia del Pianeta Rosso.

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