In blu, la bolla di particelle del Sole che avvolge il sistema solare. A destra, le due Voyager

La sonda della Nasa è l’unico oggetto artificiale (insieme alla gemella Voyager 1) a essere uscito dalla bolla del sistema solare. Lanciate nel 1977 e progettate per durare cinque anni, le due navicelle sono diventate ambasciatrici dell’umanità nell’universo, grazie al “Disco d’oro” che portano a bordo

Voyager 2 è finalmente nato. E’ uscito dalla bolla di particelle emanate dal Sole che, come un’enorme ventre, avvolge il sistema solare. Dopo 42 anni di viaggio-gestazione (è stata lanciata dalla Terra nel 1977), la sonda della Nasa è entrata in quella gelida terra di nessuno chiamata “spazio interstellare”. Ha attraversato il confine della bolla un anno fa, dopo aver percorso 18 miliardi di chilometri e superato un confine lontano 120 volte la distanza che separa la Terra dal Sole. E oggi ha finalmente “scritto” a casa per raccontare cosa ha visto. I suoi resoconti di viaggio sono pubblicati in una raccolta di articoli su Nature Astronomy.

Per parlare con noi, Voyager usa le ultime gocce di plutonio a disposizione. Trasmette i suoi dati con un’antenna potente quanto una luce del frigo. Affinché resti orientata verso di noi, ogni tanto gli scienziati della Nasa ordinano dei piccoli colpi di razzo per far ruotare la sonda. Per arrivare sulla Terra, la sua vocina impiega 16 ore e diventa un miliardo di miliardi di volte più flebile rispetto a quando era partita. Per captarla, la Nasa ha bisogno di un disco di 70 metri di diametro. A occhio, gli scienziati stimano che Voyager 2 abbia ancora cinque anni di forza per parlare. Poi continuerà il suo viaggio in silenzio. Secondo alcuni, però, potrà vivere anche più a lungo della Terra. Cinque anni era anche la vita prevista della sonda al momento del lancio: la Nasa, in questo caso, si è sbagliata di grosso.

La gemella Voyager 1, che pure ha attraversato le colonne d’Ercole del sistema solare nel 2012, non ha retto del tutto alle turbolenze del “parto”. Lo scontro fra le particelle elettricamente cariche sparate dal Sole a una velocità di 500 chilometri al secondo e quelle provenienti dallo spazio cosmico ha danneggiato i suoi strumenti di comunicazione. Quello che ha visto (e sta ancora vedendo) fuori dal sistema solare non lo sapremo mai.

Un’immagine della Nasa della sonda Voyager 2

Che Voyager 2 sia ormai definitivamente “fuori” lo raccontano i sensori del plasma. Questo stato della materia, in cui i nuclei degli atomi e gli elettroni viaggiano ognuno per conto proprio, viene percepito dai sensori all’esterno della sonda. Questi strumenti, un po’ come una pelle spaziale, si accorgono quando “toccano” un plasma con una densità molto più bassa del normale, come ci si aspetta che sia nello spazio interstellare [Fonte]

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