Che cosa può vivere nei laghi di Marte?

Quale forma di vita potremmo trovare nei laghi salati del sottosuolo del Pianeta Rosso? Aliena o simile agli estremofili terrestri?

Il polo sud di Marte fotografato dalla sonda Mars Express Orbiter: la regione bianca è la calotta di ghiaccio d'acqua e anidride carbonica, di circa 3 km di spessore per 350 km di diametro. I dati radar della sonda hanno rivelato, senza possibilità di errore, una vasta distesa di acqua liquida in profondità.|ESA / DLR / FU Berlin / Bill Dunford

Il polo sud di Marte fotografato dalla sonda Mars Express Orbiter: la regione bianca è la calotta di ghiaccio d’acqua e anidride carbonica, di circa 3 km di spessore per 350 km di diametro. I dati radar della sonda hanno rivelato, senza possibilità di errore, una vasta distesa di acqua liquida in profondità.|ESA / DLR / FU Berlin / Bill Dunford

Dopo la storica scoperta del lago di acqua salata sotto la superficie di Marte, gli esperti stanno fantasticando sulle creature viventi che potremmo incontrare in un luogo tanto ostile alla vita. A darci validi indizi è una categoria di esseri viventi terrestri: gli estremofili, ovvero creature che vivono negli ambienti più estremi.



Antica gloria. Un tempo Marte era coperto d’acqua liquida e (in teoria) poteva essere pieno di vita. Oggi sappiamo che un po’ di quell’acqua è rimasta, ma è difficile immaginarsela piena di pesci. Soprattutto considerando che l’acqua in questione si trova a 1,5 km di profondità, nei pressi del polo sud marziano.

Inospitale. Se fossero teletrasportati in quel lago, quasi tutti gli animali terrestri morirebbero all’istante – anche a causa della temperatura di -70°C. I pochi superstiti, come i vermi in grado di sopravvivere al freddo artico, perirebbero invece per l’elevata salinità. Senza contare la mancanza della complessa catena alimentare in grado di sfamare i grandi organismi.

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Non per tutti. Ci sono però esseri viventi microscopici in grado non solo di sopravvivere a temperature glaciali, ma addirittura di prosperare circondati da una quantità di sale tossica per molti altri. Si tratta degli alofili, letteralmente, “amanti del sale”.

Molti alofili sono estremamente resistenti sia ai raggi UV, sia al freddo estremo. Alcuni – e tra questi il fungo Aspergillus penicillioides, il batterio Halanaerobium e gli archeobatteri – sono i terrestri favoriti in una gara di sopravvivenza nella salatissima acqua marziana.

Il sale della vita. Tuttavia, anche se intuiamo che il lago marziano è estremamente salato (altrimenti l’acqua si ghiaccerebbe), non possiamo sapere quale tipo di sale contiene. Un dettaglio non da poco: alcuni sali possono impedire il funzionamento di proteine, membrane e altri sistemi da cui dipende la vita.

 

Mentre sulla Terra abbonda il “sale da cucina”, sul Pianeta Rosso sono comuni i solfati, che alla vita che conosciamo non fanno bene. Il cloruro di magnesio e i perclorati potrebbero dare una spinta in più alla vita, favorendo l’attività cellulare, ma, probabilmente, non abbastanza.

Sopravvivere… Per quanto molte specie terrestri potrebbero probabilmente sopravvivere nell’ambiente chimico del lago marziano, la temperatura non lo consentirebbe: è troppo freddo per permettere il funzionamento delle cellule. Per quello che ne sappiamo il limite è compreso fra i -20 e i -40 °C: al di sotto di questa temperatura, nessun organismo conosciuto è in grado di mantenersi attivo.

Tuttavia, se Marte ha mai sviluppato la vita, è qui che ne troveremo le tracce. Nel lago marziano cercheremo dunque microrganismi in “letargo”, e se avremo fortuna dovremo poi anche cercare di distinguere i marziani originali dagli ospiti arrivati dalla Terra a cavallo di un meteorite, di un’aurora o di una sonda spaziale.

Viaggio nel tempo. Come macchine spente, organismi monocellulari potrebbero essere rimasti per milioni di anni in quella camera di conservazione sotterranea. Ammesso che esistano, l’interruttore per il loro risveglio è un clima più favorevole, che potrebbe riattivare il loro motore della vita e l’inevitabile evoluzione che comporta. Ma questa sarebbe un’altra storia.[fonte]

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