Venerdì 23 ottobre 2026 è stato rilasciato dal Dipartimento della Guerra Usa il settimo scaglione di documenti UFO relativo al PURSUE, il processo di pubblicazione online di materiale di ogni genere conservato dai militari americani iniziato nella primavera 2026.
Questa volta, uno dei documenti si riferisce all’Italia e, come prevedibile, per l’ennesima volta ci si siamo trovati di fronte a una finta novità, nel senso che la fonte che lo riguarda, proveniente dagli archivi dell’antico Progetto Blue Book sugli UFO dell’Aeronautica Militare americana, era nota agli storici dell’ufologia da decenni. Noi del Centro Italiano Studi Ufologici lo avevamo presentato e commentato già ventiquattro anni fa, nel 2002, nell’ambito di uno dei volumi sui primi anni del fenomeno che ho scritto. Ne potete trovare contenuto e discussione alle pp. 211-214 del mio lavoro Ultimatum alla Terra. 1952: I dischi volanti in Italia e nel mondo.
Vediamo ora che cosa contiene quel documento d’archivio presentato come una primizia, e cerchiamo di interpretarlo in maniera razionale. La storia richiede una messa a punto anche perché, dopo il rilascio PURSUE, ha preso a circolare anche su media esteri.
Un caso strano ma non troppo
Per quanto ne sappiamo, siamo di fronte al primo – sotto il profilo cronologico – documento di fonte militare americana (come accennato, proviene dagli archivi del Progetto Blue Book dell’Aeronautica, declassificati nel 1976), riguardante un presunto avvistamento UFO italiano.
Il documento, lungo cinque pagine, è costituito da uno dei cosiddetti “Air Intelligence Information Report” modello AF Form 112, un modulo burocratico utilizzato a suo tempo, fra le altre cose, anche per segnalare i potenziali avvistamenti UFO. Nel dettaglio, si tratta di un rapporto datato 15 dicembre 1953 (risale dunque a ben sedici mesi dopo l’episodio che descrive) e fu redatto da un militare facente funzioni di addetto aeronautico presso l’ambasciata americana di Roma, il tenente colonnello dell’USAF Joseph A. Woida (1916-1987), un ufficiale che ebbe una carriera notevole. In realtà, si tratta in larga misura della traduzione in inglese di un rapporto inviato all’ambasciata dal testimone dell’episodio in data 19 novembre 1953 in seguito a uno scambio fra l’osservatore, il professor Giovanni Battista Sias, di Sassari, che in precedenza aveva scritto per dire di aver visto un disco volante addirittura alla stessa ambasciatrice americana in Italia, Clare Boothe Luce (1903-1987), alla cui missiva era stato risposto il 3 luglio dal colonnello Anthony Mony – anche lui facente funzioni di addetto aeronautico.
Di tutta questa corrispondenza non pare esservi traccia negli archivi del Blue Book (e, dunque, nemmeno nel file messo online adesso, che ne è copia), però l’esito di questi scambi fu il rapporto succitato e spedito da Sias (ne abbiamo solo la traduzione inglese: dell’originale italiano purtroppo non c’è copia neanche stavolta).
Il tenente colonnello Woida, che stese il rapporto, scrisse pure alcuni commenti sul testimone, dai toni non tutti benevoli.
Il prof. Sias è stato intervistato da questo ufficiale [non si capisce del tutto in che cosa sia consistita questa “intervista”: come detto, quello che figura nel fascicolo è rappresentato dalla traduzione del resoconto fatto pervenire all’ambasciata da Sias, N. d. R.] ed egli si è mostrato intelligente, gentile e desideroso di raccontare la sua storia.. In cuor suo, egli è convinto che: 1) o gli Stati Uniti hanno compiuto studi scientifici ignoti al mondo e dunque questo fenomeno è uno dei suoi ordigni; 2) oppure che questo fenomeno è sovrannaturale o che è stato fatto giungere in Italia da un altro governo. Il prof. Sias è sembrato un individuo assai convinto e chi scrive ritiene che, pur non essendo in senso stretto un fanatico, un simile termine si adegui abbastanza bene a costui. In allegato 1, un disegno fatto dal professore di ciò che ha ritenuto di vedere.
Ecco quanto affermò Sias circa il fenomeno. Il “resoconto e disegno di un disco volante” era destinato all’ambasciata Usa. Intitolato “Apparizione di una sfera volante”, in realtà era costituito dalla traduzione di un articolo firmato dallo stesso testimone, apparso il 28 agosto 1952 sul quotidiano locale sassarese vicino alla Democrazia Cristiana Corriere dell’Isola, che fu pubblicato dal 1947 al 1957 e del cui originale, purtroppo, neppure in questo caso disponiamo:
Ieri sera, 27 agosto, alle ore 21.45, come al solito passeggiavo lungo il cortile della caserma della Brigata “Sassari”, sotto le finestre del dormitorio degli orfani di guerra, e recitavo il rosario. In quel momento la tromba della caserma “Gonzaga” stava suonando il silenzio. Guardavo a tratti il cielo trapuntato di stelle, afoso, senza Luna ed ancora torrido per le temperature di questi giorni che, come tutti ricordiamo, hanno spesso toccato i 40 gradi, e con un cielo che si mantiene del tutto limpido da tre mesi. All’improvviso la mia attenzione è stata attratta da una nuvoletta trasparente che proveniva da est, isolata in mezzo al cielo: il resto della volta celeste era sereno. I miei occhi si erano appuntati su quel punto, affascinati alla vista, quando improvvisamente una sfera di stupefacente brillantezza e luminosità sembrò partire dalla Via Lattea. Ebbi l’impressione che fosse assai vicina alla Terra. Era un po’ più grande della Luna Piena, di colore verde-blu, brillante ed argentea come la madreperla, con strisce metalliche sul lato destro; procedeva a velocità incredibile lungo la direzione est-ovest, e sbucò fuori come da una spessa ombra. Apparve e disparve in un secondo lasciando dietro di sé una linea o un nastro luminoso che aveva lo spessore di un settimo della sfera. Dopo un secondo, l’intera sfera riapparve, poi disparve di nuovo e la linea si mostrò di nuovo e ancora la sfera ritornò, sempre identica. Infine, scomparve verso l’orizzonte. L’apparizione durò in tutto da tre a cinque secondi. La mia prima idea fu che tale fenomeno fosse un aerolito.(…)
Circa il movimento, riflettei sul fatto che un tale oggetto, supposto che si trattasse di una creazione umana, non avrebbe potuto superare la velocità delle altre invenzioni dell’uomo, anche se si trovava a 50 o 60 chilometri di altezza. Supponendo che la sfera provenisse dagli spazi astrali, e da un’altezza assai maggiore, il suo movimento sarebbe stato in parte o del tutto apparente, cioè eguale alla velocità di rivoluzione…
Per ciò che riguarda la luminosità, pensai che doveva essere quella di una sfera che si trovava a centinaia o migliaia di chilometri sopra la Terra, e che mentre usciva dal cono d’ombra del pianeta procedendo verso ovest, essa veniva illuminata dal Sole… La posizione era la seguente: circa 45° fra lo zenit e l’orizzonte, verso sud, con direzione est- ovest a partire dalla Via Lattea.
Il dubbio che si trattasse di una mera illusione ottica è dissipato dalla testimonianza di altre due persone: un orfano, Brau, che non era ancora andato a dormire e che vide la sfera luminosa attraverso la finestra del dormitorio e quella del sig. Piccolo, un guardiano della ditta Valmascheri che si trova a circa tre chilometri in linea d’aria da Sassari e che osservò il fenomeno nello stesso momento…
ALTEZZA E DIMENSIONE DELLA SFERA
L’osservazione della sfera, le peculiari circostanze della sua comparsa ed alcuni deduzioni logiche mi hanno ispirato un forte desiderio… di trovare per il fenomeno una soluzione nel senso più completo del termine. Avevo dei dati precisi:
- La nuvoletta, che era una specie di segnale;
- L’uscita della sfera dal cono dell’ombra terrestre alle 21.45.
- La durata dell’apparizione per tre – cinque in direzione sud-ovest.
- La distanza dal punto cardinale sud di 45° tra lo Zenit e la linea dell’orizzonte.
- Il diametro apparente.
In sostanza, dunque, l’uomo aveva osservato una vistosa sfera fortemente luminosa, comparsa all’improvviso, seguita da una scia e sparita in tre-cinque secondi. Di fronte a quella che sulla base della descrizione con ogni probabilità non era altro che una meteora fortemente luminosa, Sias, colpitissimo, si era rivolto anche al gesuita padre Joseph Junkes (1900-1984), astronomo, direttore della Specola Vaticana di Castel Gandolfo, che gli aveva risposto dopo alcuni calcoli, fornendogli le coordinate celesti in azimut (133° 30’) del punto di comparsa e di altezza (27° 41’) del fenomeno, e spiegandogli che a quell’ora la quota necessaria perché un corpo volante fosse illuminato dal Sole era di 1681 km per l’orizzonte sud-occidentale. Se davvero quanto visto da Sias avesse avuto dimensione apparente di mezzo grado, allora il suo diametro reale doveva essere di 14,97 chilometri! In altri termini, Junkes gli spiegava perché quanto aveva scritto per pochi secondi doveva avere natura di bolide.
Eppure, era proprio da questo quasi disarmante equivoco – come detto, il lettore un minimo accorto non avrà difficoltà a comprendere che una meteora non ha alcuna necessità, per divenire luminosa, di essere “illuminata dal Sole” — che Sias concludeva che non poteva trattarsi non diciamo di un fenomeno naturale, ma neppure di “un comune disco volante terrestre” (sic).
Circa l’ipotesi dell’identificazione del fenomeno con un comune meteoroide in disintegrazione nell’alta atmosfera, possiamo aggiungere che proprio a Sassari si era già avuta il 17 agosto 1952, alle 21.30, l’avvistamento di una probabile meteora descritta come “un disco di colore azzurro con scia azzurra”. Non si può escludere una confusione di date (Sias aveva parlato per la sua esperienza del 27 agosto e delle 21.45 quanto all’orario), e, dunque, che l’episodio magnificato dal testimone si riferisca in realtà al primo evento, quello di dieci giorni prima.
In una lettera successiva, citata da Sias e menzionata nel documento americano, ma che purtroppo, come la prima non possediamo se non per la citazione fatta dal testimone nel resoconto, l’astronomo dell’osservatorio vaticano aveva
… citato il fatto che i colori verde brillante, blu e argenteo e la luminosità della sfera erano presumibilmente dovuti alla notevole quantità di ferro e nichel che molti corpi astrali contengono.
Ciò che sembra indicare con chiarezza che anche Junkes, come c’era da aspettarsi, scrisse a Sias che pensava ad una causa meteorica.
Idee peculiari
Ma la parte più insolita della relazione doveva ancora giungere. Per Sias era “un’ipotesi ragionevole” assumere che “la sfera discoide” avesse mostrato a tratti l’intera superficie illuminata (cosa di cui l’uomo riteneva di trovare conferma nell’osservazione della plausibile scia meteorica!). Dato che essa era – come detto sopra – apparsa ampia un settimo della sfera stessa, a suo avviso la cosa stava a indicare che il corpo dell’oggetto era largo… due chilometri.
Ma non finisce qui: l’avvistamento non doveva essere avvenuto a caso. Nell’apparizione della nuvoletta isolata che precedette la comparsa della “sfera”, Sias scorgeva “un evidente intervento celeste”. Quanto ai bellissimi colori dell’oggetto gli avevano fatto pensare ad “un sorriso dei Cieli che ha indotto nella mia anima una gioia e una pace mai provati prima. Una nuova luce celestiale!”
Poi, il discorso assumeva toni decisamente mistici. Dopo aver lui stesso notato che l’apparizione era avvenuta mentre si dava alla recita del Rosario cattolico, il fatto che l’apparizione fosse avvenuta sopra la caserma della Brigata “Sassari”, liberatrice di Trieste nel 1918 dagli austriaci, gli aveva fatto ricollegare quanto accaduto agli Stati Uniti (che insieme agli inglesi ancora presidiavano la città giuliana in attesa della decisione di ritirarsi, che sarebbe intervenuta solo nel settembre 1953 e che fu attuata nell’ottobre del 1954 grazie agli accordi con la Jugoslavia). E così via: Sias voleva regalare al governo di Washington la rivelazione che per lui portava con sé quanto aveva visto, per ringraziarli del loro ruolo di difensori delle libertà; e dimensioni e la “luce celestiale” della sfera, per lui ne mostravano l’origine non terrestre. Tutte queste rivelazioni, con generosità, erano donate da Sias all’ambasciata americana in Italia. Unica cosa chiesta in cambio, era una donazione da parte dell’ambasciatrice Luce agli orfani di guerra italiani.
Per quanto ne sappiamo, non risulta che l’ambasciata degli Stati Uniti abbia mai dato seguito a quelle domande.
Insomma: una storia già nota, derivante da un documento messo a disposizione del pubblico cinquant’anni fa, riguardante l’avvistamento brevissimo di una luce in cielo, con ogni probabilità riconducibile a una grossa, ma comune meteora – il tutto unito alle emozioni, alle speranze e alle aspettative del testimone, partecipe in pieno del clima culturale, sociale e politico dell’Italia dei primi Anni 50 del Novecento.
Altri documenti del Pentagono su vecchi casi italiani
In un precedente rilascio di documenti sul sito del Pentagono erano anche presenti documenti dalla polizia federale americana che riportavano notizie di avvistamenti italiani relativi alla grande ondata del 1954 (per la precisione: la sezione 8 del fascicolo FBI 62-HQ-83894).
Anche lì pochissimo di nuovo, in effetti: quelle notizie dall’Italia, archiviate dal Federal Bureau of Investigation, erano già note da quando i file ufologici dell’FBI furono declassificati alla fine degli anni 70. Nel suo libro F.B.I. Dossier UFO – I veri X-Files il nostro socio Paolo Toselli riporta perfino un documento relativo ad avvistamenti italiani del 1947 (iI volume è fuori commercio ma copie autografate dall’autore sono disponibili su Upiar Store).
L’articolo Sassari 1952: un caso UFO italiano nel 7° rilascio del PURSUE americano (ma era noto da decenni…) proviene da CISU – Centro Italiano Studi Ufologici.