2015, l’anno con un secondo in più. Le aziende affrontano il pericolo “crash”

A stabilirlo l’International Earth Rotation Service a causa del rallentamento della rotazione terrestre. L’ultima volta avvenne nel 2012. E ci furono problemi. Per prevenire conseguenze Google si affiderà al ‘leap smear’, un meccanismo che permetterà di ‘spalmare’ il secondo aggiuntivo nell’arco delle 24 ore. Il 30 giugno

N secondo in più o in meno può cambiare la vita? Quasi tutti risponderebbero ‘no’ a questa affermazione. Nella vita di uomo non sono i secondi a fare la differenza. Ma pensate se nella famosa scena di Ritorno al futuro, il capolavoro di Robert Zemeckis, il conto alla rovescia avviato dal protagonista Marty McFly (interpretato da Michael J. Fox) sulla sua DeLorean per centrare il fulmine che avrebbe permesso di riportarlo nel presente fosse fallito per un secondo.

E’ solo un esempio, tratto dal cinema, delle conseguenze, a volte anche molto serie, che può comportare un errato conteggio del tempo da parte di una macchina. Tra qualche mese però saremo chiamati in prima persona a verificare le conseguenze di una ‘straordinaria’ dilatazione del tempo che avverrà quest’anno. Il 2015 infatti non sarà composto, come gli altri anni, da 31.536.000 di secondi come tutti gli altri anni. Quest’anno infatti durerà un secondo di più. Tutta colpa della rotazione terrestre che sta inesorabilmente rallentando. A deciderlo è stato l’International Earth Rotation Service presso l’Osservatorio di Parigi che ha fissato per il 30 giugno 2015 l’evento: dopo le ore 23:59:59 non arriveranno le 00:00:00 bensì le 23:59:60; sarà aggiunto, cioè, un secondo in più a tutti gli orologi atomici

La prassi definita del ‘secondo intercalare’ (chiamata in inglese ‘leap second’) è ormai consolidata nel tempo: si tratta della venticinquesima volta che avviene. La prima volta è stata nel 1972, l’ultima nel 2012. Il secondo intercalare viene applicato quando la differenza fra il tempo solare e UTC (il tempo degli orologi di riferimento) si avvicina in valore assoluto agli 0,6 secondi. Non c’è una regola che stabilisce quando è necessario provvedere a questa ‘aggiunta’, poiché il rallentamento della rotazione terrestre dipende da molteplici fattori, come i terremoti, l’attrito delle marea e gli eventi atmosferici.

La metodologia non ha mancato di scatenare polemiche: due anni fa la Conferenza Modiale delle Radiocomunicazioni aveva deciso di rimandare la decisione sull’opportunità di mantenere l’adeguamento del ‘secondo intercalare’. Allora gli Usa spingevano per abrogare definitivamente il secondo intercalare al fine di evitare problemi informatici (anche in ambito finanziario) mentre gli inglesi sono sempre stati i paladini di un metodo che permette di preservare il Greenwich Mean Time, cioè il momento in cui il sole oltrepassa la linea del Meridiano di Greewich.

Se la maggior parte di noi nemmeno si accorgerà di questo cambiamento, sarà ben diverso per i computer. Già nel 2012 molti sistemi, come Linkedin, Foursquare e Yelp, erano andati in crash per aver trovato un secondo in più quando hanno cercato di sincronizzare gli orologi utilizzando il Network Time Protocol.

A tre anni di distanza le aziende sembrano aver preso le contromisure: il meccanismo più usato è quello del ‘leap smear’ attraverso il quale il secondo in più viene spalmato nelle 24 ore, in modo da far sì che allo scoccare della mezzanotte gli orologi siano sincronizzati. I server NTP di Google sono stati modificati per aggiungere un paio di millisecondi ad ogni aggiornamento. Non tutti hanno però le risorse e le competenze ingegneristiche di Google, quindi è molto probabile che qualche incoveniente possa verificarsi.[fonte]

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