Studiosi a confronto: “Come comunicheremo con gli Alieni?”

Dove siano, non si sa. Anzi, è ancora da dimostrare che esistano davvero. Ma nel dubbio, meglio prepararsi e scoprire il modo per relazionarci con gli altri abitanti dell’universo. È stato proprio questo l’obiettivo del workshop internazionale “Comunicare attraverso il cosmo: come potremmo farci capire da altre civiltà nella galassia?”, che si è svolto nei giorni scorsi in California, a Mountain View, nel quartier generale del SETI.

COME COMUNICARE CON ALTRE CIVILTÀ DELLO SPAZIO?

Da decenni ormai l’istituto per la ricerca della vita extraterrestre intelligente scandaglia lo spazio nella speranza di captare segnali provenienti da mondi alieni. Ad oggi, con scarso successo. Ma la mancanza di risposta è una prova dell’assenza di interlocutori oppure c’è un errore di metodo? E se un giorno gli E.T. dovessero replicare ad un nostro messaggio, ce ne renderemmo conto? Riusciremmo, poi, a farci capire da creature con tecnologie potenzialmente molto più evolute della nostra?

Interrogativi legittimi, sui quali si sono confrontati astronomi, matematici, linguisti, antropologi. “Quando cerchiamo un linguaggio universale per comunicare con civiltà extraterrestri, da dove dovremmo partire? Dalla matematica? Dalle immagini? Da qualcos’altro?”, si è chiesto Douglas Vakoch, direttore del programma Composizione Messaggi Interstellari del SETI e promotore del seminario di studi. “Creare un messaggio comprensibile potrebbe essere molto più complesso di quanto non pensavamo in passato e il nostro convegno affronta queste nuove sfide.”
Conferma David Black, presidente e amministratore delegato del SETI Institute. “Negli ultimi anni, gli astronomi hanno mostrato che la maggior parte delle stelle possiedono dei pianeti, quindi potrebbero esistere tantissimi mondi sui quali la vita si è sviluppata. Se la troviamo, specie se tecnologica, l’effetto sull’ Umanità sarebbe molto profondo. Dobbiamo seriamente organizzarci in vista del primo contatto.el SETI.

SE IL MESSAGGIO ARRIVERÀ, LO CAPIREMO?

 

Il SETI ha appena tenuto un workshop sulla comunicazione non umana che ha esaminato i linguaggi complessi usati dalle altre forme viventi sul nostro pianeta. Le conoscenze ricavate da questo tipo di studi sugli aspetti fondamentali della comunicazione ci dà potenziali informazioni anche sulla comunicazione con creature non terrestri.”
Gli studiosi provenienti da sei diverse Nazioni hanno affrontato  la questione da vari punti di vista, condividendone la premessa: la nostra forma di comunicazione convenzionale- con disegni e parole-  è quasi sicuramente incomprensibile per altre intelligenze e anzi rischia di essere mal interpretata. Un esempio? La placca metallica che le sonde della NASA Pioneer 10 e 11 stanno portando a spasso nel cosmo, raffiguranti – tra gli altri simboli- anche un uomo e una donna nudi.


“Il disegno bidimensionale di un maschio e di una femmina di homo sapiens è leggibile dagli esseri umani contemporanei”, sostiene Marek Kultys, designer della compagnia londinese Science Practice. “Ma chi lo trova, nello spazio,  potrebbe benissimo pensare che siamo formati da membra separate, perché testa, capelli e muscoli hanno forme distinte, o che sul nostro corpo albergano grandi esseri vermiformi, perché così sembrano le linee che definiscono le ginocchia, l’addome o le clavicole.”

L’IMMAGINE INVIATA CON PIONEER 10 E 11

 

Non solo. Anche la nostra tecnologia potrebbe risultare tanto obsoleta da non essere comprensibile. Nel 1977, abbiamo spedito la registrazione di un saluto, formulato in 55 lingue differenti, inciso su un disco d’oro in duplice copia. È in viaggio con le sonde Voyager 1 e 2, ormai ai limiti del sistema solare. Ma gli Alieni potranno mai ascoltare il nostro messaggio di pace e amicizia? Solo se avranno un giradischi, diventato però già per noi Terrestri un oggetto di antiquariato…
Insomma, i suoni e le immagini del nostro pianeta potrebbero risultare del tutto inintelligibili per altre forme di vita diverse da noi fisicamente e mentalmente. O potrebbero persino, involontariamente, risultare offensivi o provocatori: quante volte, anche tra persone che condividono la stessa lingua e la stessa cultura, si creano fraintendimenti ed incomprensioni? Scusarsi e spiegarsi con un abitante di Alpha Centauri non sarebbe però altrettanto facile, anche per una questione di tempistica.
Ecco un altro elemento da tenere in considerazione: quanti anni, secoli o millenni possono intercorrere da un messaggio all’altro? Tutto dipende dalle distanze, che possono rendere il dialogo estremamente noioso. “Dopo aver chiesto ad E.T.: <Ciao, come stai?>, potremmo non ricevere alcuna risposta per un lunghissimo tempo. Allora, ci scrolleremmo le spalle e non ci penseremmo più”, dice l’antropologo John Traphagan, dell’Universtià del Texas. “Oppure, in questa lentissima conversazione, potremmo interpretare a modo nostro quel minimo di informazione ricevuta.”

IL DISCO CHE VIAGGIA CON LE SONDE VOYAGER 1 E 2

 

Ovvero, travisare le reali comunicazioni dei nostri interlocutori. Cosa che, come tanti film catastrofisti hanno mostrato, potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Innanzi tutto, perché una risposta proveniente da un altro mondo scatenerebbe in qualcuno entusiasmo, ma in molti il panico. Un terrore ancora più globale se i destinatari del messaggio decidessero di fare un salto a trovarci. Saremmo del tutto impreparati, assolutamente non in grado di parlare con gli ospiti inattesi, magari molto meno pacifici di quanto sperato. Hollywood docet…
Come comunicare, allora? Usando formule matematiche? Inviando gli odori della nostra civiltà, come l’inquinamento che soffoca la nostra aria? O in un qualche altro formato ancora da individuare? Quale possa essere un messaggio universale, senza tempo, senza condizionamenti e intuitivamente comprensibile, ancora non si sa. Ma per Vakoch, il primo punto di partenza dovrebbe essere l’onestà.
“Non nascondiamo i nostri difetti. Dovremmo mandare un messaggio diretto: siamo una civiltà giovane, nella nostra adolescenza tecnologica. Stiamo affrontando un sacco di problemi qui sulla Terra e non siamo neppure sicuri che esisteremo ancora come specie quando riceveremo una risposta. Ma nonostante tutte queste difficoltà, noi esseri umani conserviamo ancora la speranza- specialmente in noi stessi.”[fonte]

 

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