Viaggiatori del tempo, gli scienziati li cercano. Dove? Su Twitter, Facebook e Google+

ESISTONO i viaggiatori del tempo? Due ricercatori americani del dipartimento di fisica della Michigan Technological University, Robert J Nemiroff e Teresa Wilson, hanno cercato di capirlo. Utilizzando gli strumenti più attuali in campo sociale: i network come Facebook e Twitter. Ma iul risultato dello studio, che sarà presentato al raduno dell’American Astronomical Society, è stato fallimentare. Per ora non c’è traccia di “crononauti”. Ma l’importante in questo studio non è tanto il risultato quanto la ricerca stessa, che fa luce su alcuni attuali limiti della scienza.

Inoltre c’è ancora qualche piccola speranza, scrivono i due: “I risultati negativi non smentiscono la possibilità di viaggi nel passato ma, data la grande portata di Internet, questa è forse la più completa ricerca condotta fino a oggi”. E in più, “Forse i social network non esisteranno nel futuro, perciò chi viaggia nel tempo non sa come twittare”, gioca Brian Greene, fisico teorico alla Columbia University. Intervistato dall’Atlantic, Greene spiega come viaggiare nel passato sia molto improbabile: “La porta delle possibilità è ancora leggermente socchiusa”, dice, ma più cose conosciamo della fisica, più l’eventualità è da escludere.

Il metodo. Ciò che Nemiroff e Wilson hanno fatto è stato scandagliare Google+, Facebook, Twitter e altri siti web alla ricerca di “previsioni”, cioè tweet e aggiornamenti di status su un determinato evento, pubblicati prima che l’evento diventasse realtà. Con in mente un presupposto ben preciso. C’è solo un modo perché ciò sia possibile, secondo i ricercatori: chi ha scritto quel post viene dal futuro. Anche se, precisano, “Viaggiare nel passato è inconcepibile secondo le convenzionali leggi della fisica e, formalmente, la teoria della relatività lo permetterebbe solo agli oggetti che si muovono più velocemente della luce”. I due non si sono scoraggiati. In particolare, hanno prima selezionato gli avvenimenti da prendere in considerazione in base alla loro importanza “universale e temporale”. La prima scelta è stata la scoperta della cometa ISON, il 21 settembre 2012. La seconda l’elezione al soglio pontificio, il 16 marzo del 2013, di Jorge Mario Bergoglio: il primo Papa nella storia che ha preso il nome di Francesco. Poi, dal gennaio del 2006 al settembre del 2013, hanno speso parte della loro giornata nel cercare in Rete le parole chiave: “Papa Francesco” e “Cometa ISON”, o “#popefrancis” e “#cometison” nel caso di Twitter. Né Google+ né Facebook si sono rivelati molto utili per le loro analisi. La rete di Big G non sempre ordina temporalmente le ricerche e preferisce quelle ad alto volume di traffico. “Era troppo difficile, in pratica, trovare vecchie e potenziali previsioni”, lamentano.

La situazione peggiora con la creatura di Mark Zuckerberg che consente agli utenti di cambiare la data ai loro status e spesso fallisce nel visualizzare post troppo vecchi. Va meglio, invece, su Twitter: la piattaforma di microblogging creata nel 2006 da Jack Dorsey si è rivelata infatti ideale per la ricerca di profezie. Una speranza per i due scienziati. Fino al triste risultato: “Non è stata individuata alcuna chiara previsione riguardo alla Cometa ISON o a Papa Francesco”, scrivono. Su quest’ultimo abbiamo trovato una
discussione interessante, ma dopo un’accurata analisi si è rivelata una speculazione, più che una previsione”. Nemiroff e Wilson hanno anche fatto un ultimo tentativo lanciando due tweet ad hoc, “#ICanChangeThePast2” e “#ICannotChangeThePast2”, e aspettando risposta. Ma non c’è stato nulla da fare. Hanno concluso: “Non è una prova, anche se l’esito negativo delle ricerche potrebbe indicare che i viaggiatori nel tempo non sono tra noi e non possono comunicare attraverso Internet”.

Non è la prima volta che gli scienziati cercano un contatto con la “gente del futuro”, di cui parlano in tanti: dal Mahabharata, il poema epico indiano, a Herbert George Wells, nel romanzo “La macchina del tempo”. Nel 2005, in accordo al sito Nature, Amal Dorai organizzò al Mit un convegno per “i viaggiatori nel tempo” che attirò 450 curiosi. Ma nessuno arrivava dal futuro. Sorte simile toccata al noto fisico britannico Stephen Hawking che in un’intervista rivelò di aver organizzato un party segreto, cui non si era presentato nessuno.

Limiti e ipotesi. Chi non si rassegna, però, può affidarsi alle spiegazioni con cui Nemiroff e Wilson hanno concluso lo studio. Primo: può darsi che sia fisicamente impossibile per chi viaggia nel tempo lasciare qualsiasi tipo traccia della sua permanenza nel passato, persino delle informazioni non corporee sul web. Secondo: è impossibile trovare queste informazioni perché violerebbero leggi della fisica a noi ancora sconosciute. Terzo, ma non meno importante: “I viaggiatori nel tempo, semplicemente, non vogliono essere trovati e sono bravi a coprire le loro tracce.[fonte]

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