Asteroidi contro la Terra: Esa e Nasa studiano come deviarli

Nel 2020 la missione Aim proverà a deviare un sasso spaziale di 150 metri

 

Su cosa potrebbe accadere in caso di impatto fra un asteroide e la Terra c’è una vasta filmografia che ha declinato in maniera spettacolare questa ipotesi. Negli ultimi anni, però, la scienza sta tentando di rispondere in maniera concreta a chi si chiede se in futuro si potranno prevenire impatti come quelli che si sono abbattuti sulla Terra nel passato remoto del nostro Pianeta.

A Frascati, nella sede italiana dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, è stata realizzata una simulazione che ha visto all’opera decine di scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo per capire come poter deviare un corpo celeste potenzialmente pericoloso. Fra di loro vi era Richard Tremayne-Smith, co-presidente della Conferenza per la difesa del pianeta e una delle massime autorità della materia:

Ci sono diverse tecniche per spostare un oggetto vicino alla Terra o un asteroide dipende dalla loro grandezza, dalla velocità o da quanto tempo prima venga avvistato. Più grande è la sua orbita, più si allontana dal Sole e più può essere veloce e repentino il suo arrivo.

Durante la simulazione i ricercatori hanno valutato lo scenario al quale ci si troverebbe a far fronte qualora un asteroide largo 400 metri dovesse colpire la Terra fra 7 anni. Che cosa dovrebbero fare Esa e Nasa per proteggere l’incolumità del Pianeta?

Intanto Esa e Nasa faranno le prove generali nel 2020, provando a deviare la traiettoria di un piccolo sasso spaziale del diametro di 150 metri, in orbita intorno all’asteroide Dydimos, con una sonda che si schianterà sulla superficie a una velocità di 22mila chilometri all’ora. L’analisi del pulviscolo e del cratere creati dall’impatto consentiranno di avere informazioni preziose sulla consistenza e sull’origine degli asteroidi.

Secondo Treyman Smith occorre che “tutti si sentano parte di un unica comunità e che lavorino insieme per la difesa del pianeta”. Nessun allarmismo, ma la consapevolezza che, proprio in virtù delle previsioni di lungo termine che scienziati e astronomi sono in grado di compiere, si potranno evitare impatti con asteroidi che potrebbero mettere in pericolo ampie zone del pianeta.
La missione del 2020 si chiamerà Aim (Asteroid Impact Mission) e lavorerà in tandem con una missione della Nasa:

Aim lavorerà in coppia con una missione della Nasa: dopo un viaggio di 1 anno e mezzo il nostro satellite affiancherà il suo obiettivo per studiarne la composizione e la traiettoria e poco dopo assisterà la sonda americana che vi si schianterà a una velocità di 22.000 chilometri l’ora,

spiega Ian Carnielli, coordinatore Esa della missione prevista fra cinque anni.

La missione sfrutterà molte delle competenze acquisite con Rosetta e prevederà la discesa sull’asteroide di un lander per studiarne composizione e per sperimentare nuove tecnologie. Il costo complessivo dell’operazione dovrebbe essere di circa 200 milioni di euro. Tanto? Poco più di due F35….[fonte]

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