Rottami Di Astronavi Aliene Nel Sistema Solare?

 Mentre i potenti telescopi spaziali cercano i pianeti simili alla Terra e I radiotelescopi del SETI le trasmissioni radio aliene, le prove fisiche per la presenza extraterrestri intelligenti potrebbero essere proprio nel nostro vicinato.

Non stiamo parlando di dischi volanti o manufatti antichi attribuiti a visite da parte dei cosiddetti “dei dello spazio”, ma di qualcosa di banale come i rottami di sonde interstellari che potrebbero aver visitato il nostro Sistema Solare in numerose occasioni nel corso del tempo geologico.

Se la tecnologica delle civiltà extraterrestri fosse comune nella nostra galassia, allora anch’esse dovrebbero avere i mezzi e la curiosità di inviare sonde robotiche in altri sistemi stellari. Al momento esistono già cinque navicelle destinate a vagare per sempre nella galassia: le due sonde Pioneer, la coppia Voyager1 e 2, la sonda New Horizons che si sta dirigendo verso Plutone.

Le motivazioni degli alieni potrebbero essere identiche alla nostra e se scoprissimo un mondo simile alla Terra nelle vicinanze, ci sarebbe un inevitabile desiderio di inviare una sonda senza equipaggio per vedere le creature che vi abitano.

Un recente studio scientifico di Jacob-Haqq Misra e Ravi Kumar Kopparapu della Pennsylvania State University, ripropone una nuova analisi del paradosso di Fermi: “Se esistono, dove sono?”, ponendo particolare attenzione alla ricerca di manufatti tecnologici alieni nel Sistema Solare.

Gli autori propongono che una sonda aliena potrebbe essere piccola come una macchina, ma non più grande di una piccola casa, a causa delle esigenze di carico utile per la propulsione di lancio.
Scoprire un’astronave aliena tra i corpi del Sistema Solare “sarebbe come trovare un ago in un campo da calcio coperto da tre piedi di fieno”, dicono gli autori.

I ricercatori in merito hanno sviluppato un’equazione che peró potrebbe essere applicata ad una porzione del volume del Sistema Solare per determinare se le ricerche fatte dalle varie sonde sono sufficienti ad escludere la presenza di qualsiasi rottame extraterrestre.

Essi concludono: “gli artefatti extraterrestri potrebbero esistere nel Sistema Solare a nostra insaputa, ma non lo sappiamo semplicemente perché non le abbiamo ancora cercate sufficientemente.
La vastità dello spazio implica che ci vorrà del tempo prima che ogni oggetto celeste vicino possa essere considerato privo di sonde spaziali aliene”.

La sonda più promettente per questo scopo è il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che ha effettuato una foto-mappatura della Luna fino a una risoluzione di soli 20 pollici. La Luna avrebbe offerto una piattaforma utile per un visitatore alieno per accamparsi vicino alla Terra.

 Potrebbe essere difficile distinguere tra una sonda spaziale e una roccia. L’immagine di LRO mostra il Surveyor Lunar Lander di 14x 6m ma la sua ombra semplicemente sembra che sia un masso lanciato dall’alto.

Se una sonda aliena fosse ancora attiva potrebbe essere rilevata ad esempio perchè emetterebbe ancora calore. Oppure, potrebbe avere una composizione insolita che spiccherebbe nella mappatura multispettrale mineralogica. Il monolito alieno nel film di fantascienza “2001: Odissea nello spazio” aveva un campo magnetico anomalo. (Come così appaiono realmente alcuni luoghi sulla Luna).

Ma quale sarebbe la reazione di un team scientifico se qualcosa fosse palesemente artificiale e saltasse fuori in un sondaggio di routine della Luna, su Marte o su un asteroide? Sarebbe tenuto segreto oppure ci sarebbe una nuova corsa tra i paesi per andare a recuperare il manufatto e riportarlo sulla Terra? Di certo sarebbe certamente un buon motivo per finanziare l’esplorazione del sistema solare.

Foto di apertura
Non si tratta di un’astronave aliena ma del NASA Mars Phoenix Lander come visto dall’orbita (NASA)

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