Category Archives: Inaf

Mondi alieni deformati

Secondo un gruppo di ricercatori americani, ben presto gli astronomi potrebbero essere in grado di identificare quei pianeti rocciosi di tipo terrestre che sono deformati dalla forza di gravità dovuta alla stella ospite. Gli scienziati, guidati da Prabal Saxena della George Mason University descrivono come rivelare questi mondi esotici su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society

Illustrazione della deformazione di un pianeta come la Terra in orbita

attorno ad una nana rossa. Credit: Shivam Sikroria.

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Il mistero di SDSS1133

Il curioso oggetto ha le caratteristiche di un buco nero supermassiccio, scalciato via nell’incontro con un altro buco nero di grandi dimensione, a valle, probabilmente di una fusione tra due galassie. Ma non è l’unica ipotesi

Si può immaginare un buco nero sparato via dal centro della propria galassia? Difficile da crederlo, almeno per i profani, ma è quello che potrebbe essere un oggetto cosmico  misterioso situato a 90 milioni di anni luce dalla Terra. Il satellite della NASA Swift, di cui ricorrono i dieci anni (vedi Media INAF), ha infatti notato una inusuale sorgente di luce nella galassia nana Markarian 177.

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Datemi un wormhole, ne farò un kolossal

oggi vi proponiamo un bellissimo articolo del Prof.Giovanni Bignami , pubblicato nel portale media.inaf.it.

Buona lettura…


Sicuramente, “Interstellar” diventerà un campione di incassi e prenderà molti Oscar e quindi è da vedere, almeno perché qui l’impianto -scienza è solido, più di quello fanta-. L’articolo su La Stampa.

di Giovanni Bignami

Chissà come ha fatto Kip Thorne (classe 1940) a diventare coproduttore di “Interstellar”. E’ un filmone con effetti speciali (alcuni bellissimi), molto costoso: 165 milioni di dollari. Conosco Kip come fisico teorico di valore stellare, certo, come super-esperto di buchi neri e come scrittore di testi-mattone sull’argomento, mentre la mia idea di produttore è basata su di un reddito o un patrimonio diversi da quelli che ci si aspetta da un fisico teorico. In realtà, Kip ha una grande esperienza di comunicazione della scienza, anche attraverso film: per esempio, era la mente dietro il bellissimo “Contact”, nel 1997. Da tempo esiste, almeno in America, un modo di co-produrre film di grande successo mettendoci dentro non solo dollari, ma visione scientifica, a cominciare da “2001” (del 1968), dove la mente fisica era Arthur C. Clarke. E’ il modo giusto per fare i film di fantascienza, quelli veri, a cominciare dal primo, “Le voyage dans la Lune”, del 1902, nel quale Méliès mise il suo genio francese, ma dove lo script era di Jules Verne, e si vede.

Sicuramente, “Interstellar” diventerà un campione di incassi e prenderà molti Oscar (prevede Gloria Satta, che se ne intende), e quindi è da vedere, almeno perché qui l’impianto -scienza è solido, più di quello fanta-. Al contrario di “Solaris”(2002), per esempio, che aveva una vera base fanta-letteraria, assente o modesta in Interstellar.

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Mars Orbiter Mission: l’India è su Marte

Dopo Stati Uniti, Russia ed Europa, è la volta dell’India: con la sonda MOM l’agenzia spaziale indiana ISRO brucia sul tempo Cina e Giappone. Proverà a rilevare la presenza di metano nell’atmosfera marziana cercando ulteriori prove a favore di forme di vita primitiva sul quarto pianeta del Sistema Solare

La sonda Mars Orbiter Mission (MOM), progettata e lanciata dall’Indian Space Research Organisation, proverà a rilevare la presenza di metano nell’atmosfera marziana cercando ulteriori prove a favore di forme di vita primitiva sul quarto pianeta del Sistema Solare.

 

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Superterra supervicina

Un pianeta circa cinque volte più massiccio della Terra sarebbe stato individuato attorno ad una nana rossa vicina a noi. I risultati verranno pubblicati sulla rivista The Astrophysical Journa

Il condizionale è ancora d’obbligo, ma se venisse confermato, l’esopianeta Gliese 15Ab potrebbe vantarsi di entrare nell’olimpo dei più vicini pianeti extrasolari finora conosciuti. La stella attorno a cui si troverebbe il nuovo corpo, ovvero Gliese 15A, è una nana rossa che, insieme a un altro astro dello stesso tipo (Gliese 15B), compone un sistema binario, distante 11,7 anni luce da noi. Davvero vicinissimo dunque, parlando in termini di distanze stellari.

Nonostante la vicinanza però, la bassissima luminosità di Gliese A non rende certo il suo pianeta un faro nel cielo.  Per ora quindi, il corpo celeste non ha un ‘volto’, non è stato osservato direttamente. Gli astronomi hanno solo un indizio indiretto, ma convincente: le piccolissime oscillazioni della stella madre attorno al suo centro di massa dovute all’interazione gravitazionale con Gliese 15Ab.

A registrarle è stato lo spettrometro HIRES installato al telescopio da 10 metri di diametro Keck sulle Isole Hawaii. E l’elaborazione di questi dati, condotta da un team guidato dall’astronomo Andrew Howard dell’università delle Hawaii a Manoa, ha poi rivelato le caratteristiche principali di Gliese 15Ab: la sua massa è 5,35 volte maggiore del nostro pianeta e orbita attorno alla sua stella madre in appena 11,44 giorni. Uno scenario che fa ricadere questo esopianeta nella categoria delle super terre. E, data la vicinanza alla nana rossa, anche piuttosto calde.

Il prossimo passo sarà dunque quello di confermare con un altro metodo osservativo l’effettiva esistenza di Gliese 15Ab e magari, data la sua vicinanza, prenderne una sua prima immagine con gli strumenti di nuova generazione per l’osservazione diretta degli esopianeti come, ad esempio, il Gemini Planet Imager, recentemente entrato in funzione, o il Large Binocular Telescope.

 

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Furto d’atmosfera su Marte: MAVEN indagherà

Programmata per il lancio a fine 2013, la missione MAVEN della NASA sarà la prima dedicata alla comprensione dell’atmosfera superiore marziana. La sonda studierà quel che resta del campo magnetico marziano, il cui indebolimento si pensa abbia causato l’inaridimento del pianeta.

Quando si naviga con una bussola è possibile orientarsi grazie al campo magnetico globale della Terra. Ma su Marte, se si dovesse andare in giro con una bussola sarebbe puntare a casaccio da una anomalia ad un altro, in quanto il pianeta rosso non possiede una magnetosfera globale. L’obiettivo di MAVEN, una missione della NASA il cui lancio si prepara per la fine del 2013, è studiare la storia della perdita di gas atmosferici dal pianeta rosso attraverso il tempo, dovuta secondo i ricercatori proprio a questa mancanza di un forte scudo magnetico. Misurando l’attuale tasso  di fuga dei gas verso lo spazio, gli scienziati saranno in grado di dedurre come l’atmosfera del pianeta si è evoluta.

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Che cosa c’è tra le stelle? L’enigma del mezzo interstellare

Un team internazionale di astrofisici ha prodotto nuove mappature della materia che si trova nello spazio fra le stelle della Galassia, i risultati dello studio potrebbero portarci a un passo dalla soluzione di quello che da quasi un secolo resta un mistero: il mezzo interstellare.

Della materia che occupa la vasta distesa tra i sistemi di stelle all’interno di una galassia sappiamo ancora pochissimo, ma grazie allo studio appena presentato da un gruppo internazionale di scienziati, tra cui spicca la partecipazione della Johns Hopkins University, potremmo essere a un passo dalla soluzione di quel puzzle noto come ‘polvere di stelle’ che da quasi un secolo ancora resta un mistero.

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Quando Marte era blu

Un cratere porta traccia di formazioni geologiche più recenti dell’ultima glaciazione. L’acqua su Marte avrebbe meno di 200.000 anni. Lo dice uno studio dell’Università di Göteborg che per capire meglio i fenomeni di dilavamento marziani è andata a studiare le frane e i calanchi delle isole Svalbard.

 

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ET esiste basta trovarlo

Nel prossimo futuro il progresso tecnologico permetterà di effettuare osservazioni approfondite sull’atmosfera dei pianeti extrasolari considerati abitabili e di individuare eventuali indizi di vita extraterrestre. L’unica certezza sembra essere che E.T. esista, l’incertezza è non sappiamo quanto ci vorrà a trovarlo. le considerazioni dell’astrofisica Sara Seager su PNAS.org

ol progredire della tecnologia astronomica a disposizione degli scienziati siamo in procinto di giungere ad un punto cruciale nella ricerca di vita aliena, questa la tesi di Sara Seager, docente di  Fisica e Scienze Planetarie del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che lo scorso 4 agosto ha pubblicato le sue conclusioni in un paper sulla rivista Proceedings della National Academy of Sciences pubblicato a giugno e recentemente rilanciato dal quotidiano The Guardian. La riceratrice nel suo lavoro sostiene che l’esistenza di vita aliena nell’Universo sia un fatto “inevitabile”, a causa del massiccio numero di pianeti extrasolari individuati, sta a noi trovarne le tracce. «Nel giro dei prossimi dieci o venti anni avremo la possibilità di osservare e studiare nel dettaglio – grazie alla nuova generazione di telescopi spaziali – un buon numero di esopianeti abitabili» scrive la Seager nel suo studio, ed il riferimento è al James Webb Telescope, il grande telescopio spaziale che verrà messo in orbita dalla NASA e il cui lancio è previsto per il 2018. «Grazie alle nuove tecnologie sarà infatti possibile cercare, ed eventualmente individuare, tracce biologiche, come quelle che potrebbero essere lasciate da una forma di vita extraterrestre, nell’atmosfera degli esopianeti a noi più vicini. La presenza di marcatori biologici nei gas atmosferici di un pianeta extrasolare a livelli tali da renderne possibile l’individuazione, potrebbe indicare che gli stessi siano prodotti da una qualche forma di vita».

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