Monthly Archives: luglio 2014

A caccia di inquinamento per trovare gli alieni

Un nuovo approccio nella ricerca di intelligenza extraterrestre (SETI) lo offrirà il James Webb Space Telescope, con il quale i ricercatori di Harvard cercheranno di rilevare molecole di clorofluorocarburi nelle atmosfere di pianeti exstrasolari orbitanti attorno alle nane bianche. Uno dei ricercatori, Avi Loeb, spiega a Media INAF come procederanno

C’è qualcuno lì fuori? È la domanda che tutti da sempre ci facciamo, ma più di tutti gli astronomi e gli appassionati di vita extraterrestre. Se cerchiamo forme di vita aliena nell’Universo sembra proprio che fino a oggi abbiamo sbagliato tutto, o almeno non abbiamo ottenuto chissà quali grandi risultati. Un gruppo di ricercatori de l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) ha ipotizzato, invece, che basterebbe cercare tracce di inquinamento nello spazio per trovare (magari) civiltà extraterrestri su altri mondi. Insomma, proprio come noi esseri umani inquiniamo il nostro pianeta e l’orbita circostante, anche qualche forma di vita aliena potrebbe fare (o aver fatto) lo stesso con il proprio pianeta. Dopo anni e anni di ricerche senza sosta, sembra che siamo vicini a rilevare segni di vita aliena su altri mondi. Cosa hanno pensato i ricercatori? Studiando le atmosfere dei pianeti extrasolari possiamo trovare gas come ossigeno e metano che coesistono solo in presenza di vita microbiotica. Ma questi gas vengono anche da semplici forme di vita come i microbi. Il passo successivo è capire se ci sono (o sono state in un lontano passato) forme di civiltà avanzate come o più della nostra e se mai hanno lasciato un segno della loro presenza, come forme particolari di inquinamento.

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Gli scienziati: siamo molto vicini a trovare un’altra Terra

Lo scorso aprile 2014, un team di scienziati ha annunciato la scoperta del primo pianeta con dimensioni simili a quelle della Terra, in orbita attorno ad una stella nella cosiddetta “zona abitabile”. Sebbene ciò non significa che questo pianeta ospiti necessariamente la vita, i ricercatori sono convinti di essere ad un passo dalla scoperta di un pianeta gemello della Terra ricco di vita.

Gli scienziati alla ricerca di segni di vita nel cosmo, e di un altro pianeta simile alla Terra, sono convinti di essere molto più vicini al loro obiettivo di quanto si creda.

La convinzione è emersa nel corso di una conferenza sulla ricerca di vita nell’universo tenutasi lunedì scorso presso la sede della Nasa a Washington.

Il dibattito si è concentrato non solo sulla questione se siamo soli nell’universo, ma anche sui progressi tecnologici legati al tentativo di rispondere a questa domanda.

“Crediamo di essere molto, molto vicini, in termini di tecnologia e scienza, a trovare un’altra Terra e segno di vita su un altro mondo”, ha detto Sara Seager, professoressa di Scienza Planetaria e Fisica presso il Massachusetts Institute of Technology.

“Trovare un gemello della Terra è diventato una specie di Santo Graal”, le ha fatto eco John Grunsfeld, uno degli astronauti impegnato nelle riparazioni del 2009 del telescopio spaziale Hubble e oggi amministratore associato della Nasa.

Passi avanti nella ricerca di vita

Gli scienziati hanno fatto passi da gigante in questi ultimi anni. “Sappiamo che la nostra galassia ha almeno 100 miliardi di pianeta, cosa che non sapevamo cinque anni fa”, spiega Matt Mountain, direttore dello Space Telescope Science Institute nel Maryland.

Come spiega il sito della CNN, il progresso della ricerca si deve all’entrata in servizio nel 2009 del Kepler Space Telescope, la sonda caccia-pianeti capace di individuare variazioni di luminosità nelle stelle causate dal transito di pianeti.

Kepler è in effetti un’evoluzione del telescopio pionieristico Hubble. Lanciato nel 1990, Hubble è stato il primo telescopio del suo genere ad essere collocato direttamente nello spazio, permettendo di rilevare immagini mozzafiato del cosmo con una definizione mai ottenuta dai telescopi terrestri. Hubble ha contribuito ad aumentare la nostra consapevolezza di trovarci in un universo in continua evoluzione.

“La Terra, nonostante i suoi 4,5 miliardi di anni di età, è un nuovo arrivato”, dice John Mather, scienziato anziano del progetto di prossima generazione James Webb Space Telescope della NASA. “Ha solo un terzo dell’età dell’Universo. E la nostra galassia è in continua evoluzione, con la nascita di cinque a dieci stelle ogni anno”.

Cacciatore di pianeti

Il Telescopio Spaziale James Webb è un telescopio spaziale sviluppato per diventare il successore del precedente Telescopio spaziale Hubble. JWST sarà posizionato in un’orbita molto più elevata rispetto a Hubble, a circa 1,5 milioni di chilometri dal sistema Terra-Luna, in direzione opposta al Sole. Il lancio del JWST è previsto per il 2018.

“Con il telescopio James Webb avremo la possibilità di trovare segni di vita su un altro pianeta”, commenta la Seager. Dunque, la ricerca continua.

Come ha sottolineato l’amministratore della Nasa Charles Bolden a fine conferenza, lui conta se stesso tra le persone che “sono convinte che sia altamente improbabile che nella vastità illimitata dell’universo noi umani siamo soli”.

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Il Vaticano sarebbe pronto a fare una dichiarazione sulla vita extraterrestre

Da alcuni decenni, il Vaticano si è interessato in maniera sempre più approfondita alla questione della vita extraterrestre. Recentemente, la Santa Sede ha convocato alcune delle menti più brillanti della comunità scientifica internazionale per riflettere su questa possibilità e per preparare una comunicazione ufficiale da parte della Chiesa nel caso l’esistenza degli alieni fosse confermata.

Molti scienziati, sulla base dei progressi fatti nella ricerca, affermano che ormai il “Primo Contatto” con una civiltà extraterrestre potrebbe essere dietro l’angolo… e la Chiesa Cattolica non vuole farsi trovare impreparata.

Stando a quanto scritto da Rosana Ubanell si notiziario Voxxi, Papa Francesco sta preparando un’importante dichiarazione mondiale sulla vita extraterrestre e le sue implicazioni teologiche.

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Arecibo: il misterioso segnale da una galassia lontana che sconcerta gli astronomi

Gli astronomi del radiotelescopio di Arecibo, il più grande e il più sensibile del mondo, hanno rilevato un breve impulso radio sconosciuto. Il segnale potrebbe provenire da un’altra galassia.

Gli astronomi del radiotelescopio Arecibo di Puerto Rico hanno rilevato un misterioso segnale radio proveniente da ben oltre la nostra galassia.

Si tratta di un breve impulso mai rilevato in precedenza e che ha sconcertato i ricercatori, sollevando importanti interrogativi su cosa possa averlo causato.

La scoperta è stata condotta da un team internazionale di astronomi e pubblicata lo scorso 10 luglio sulle pagine dell’Astrophysical Journal.

Il radiotelescopio di Arecibo, che con i suoi 305 metri di diametro rappresenta il più grande e sensibile radiotelescopio del mondo, ha rilevato un impulso ultrarapido (pochi millisecondi) di onde radio emerso dalle profondità dello spazio.

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Fino alla periferia di Centaurus A

I ricercatori si sono spinti con le loro osservazioni fino a 11 milioni di anni luce da noi per studiare l’alone della galassia ellittica NGC 5128, pieno di stelle cariche di elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio. Su Media INAF il commento di Laura Greggio, ricercatrice dell’Osservatorio Astronomico di Padova, che ha partecipato allo studio

L’alone galattico di questa galassia ellittica è decisamente più ampio rispetto al previsto: si estende per 4 gradi nel cielo (pari a otto volte la larghezza apparente della Luna). 

Si tratta di un collage di immagini ottenute con il Digitized Sky Survey 2 (DSS2), il telescopio MPG / ESO e l’Advanced Camera for Surveys montata sull’Hubble Space Telescope.
Crediti: ESA/Hubble, NASA, Digitized Sky Survey, MPG/ESO; Foto di: Davide de Martin

Il telescopio orbitante NASA/ESA Hubble non sbaglia mai colpo. Questa volta si è spinto fino a una distanza di 11 milioni di anni luce dalla Via Lattea per scrutare e osservare l’alone galattico di Centaurus A, una galassia ellittica di tipo lenticolare conosciuta anche come NGC 5128. Quello che hanno scoperto gli astronomi è che l’alone galattico si estende dal centro molto di più del previsto e le stelle sembrano essere cariche di elementi pesanti. La scoperta è importante perché si tratta della più remota e periferica porzione di una galassia ellittica mai osservata finora.

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Antichi Alieni: Governo Indiano e Nasa indagano

Il Dipartimento di stato indiano di archeologia e cultura di Chhattisgarh ha avviato una stretta collaborazione con la NASA e l’ISRO (Organizzazione Indiana per le Ricerche Spaziali) per esaminare alcune interessanti pitture rupestri scoperte in diverse grotte della regione di Charama, del distretto tribale di Kanker e della regione di Bastar.

Le pitture, risalenti a circa 10.000 anni fa, rappresentano visualmente scene di UFO e di alieni che, in tempi preistorici, gli abitanti di queste regioni potrebbero aver osservato e riprodotto su roccia come testimonianza per le generazioni future.

La collaborazione con l’ente spaziale americano si è resa necessaria non solo per l’evidente riferimento ad esseri tecnologicamente avanzati, ma anche per la mancanza in seno al dipartimento di un vero e proprio esperto in materia, in grado di fare chiarezza sul significato di queste interessanti raffigurazioni.

Diverse sono inoltre le credenze popolari locali che fanno diretto riferimento ad un misterioso popolo delle stelle, sbarcato anticamente in questi luoghi a bordo di oggetti volanti di forma discoidale.

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