Monthly Archives: luglio 2014

Il Vaticano sarebbe pronto a fare una dichiarazione sulla vita extraterrestre

Da alcuni decenni, il Vaticano si è interessato in maniera sempre più approfondita alla questione della vita extraterrestre. Recentemente, la Santa Sede ha convocato alcune delle menti più brillanti della comunità scientifica internazionale per riflettere su questa possibilità e per preparare una comunicazione ufficiale da parte della Chiesa nel caso l’esistenza degli alieni fosse confermata.

Molti scienziati, sulla base dei progressi fatti nella ricerca, affermano che ormai il “Primo Contatto” con una civiltà extraterrestre potrebbe essere dietro l’angolo… e la Chiesa Cattolica non vuole farsi trovare impreparata.

Stando a quanto scritto da Rosana Ubanell si notiziario Voxxi, Papa Francesco sta preparando un’importante dichiarazione mondiale sulla vita extraterrestre e le sue implicazioni teologiche.

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Arecibo: il misterioso segnale da una galassia lontana che sconcerta gli astronomi

Gli astronomi del radiotelescopio di Arecibo, il più grande e il più sensibile del mondo, hanno rilevato un breve impulso radio sconosciuto. Il segnale potrebbe provenire da un’altra galassia.

Gli astronomi del radiotelescopio Arecibo di Puerto Rico hanno rilevato un misterioso segnale radio proveniente da ben oltre la nostra galassia.

Si tratta di un breve impulso mai rilevato in precedenza e che ha sconcertato i ricercatori, sollevando importanti interrogativi su cosa possa averlo causato.

La scoperta è stata condotta da un team internazionale di astronomi e pubblicata lo scorso 10 luglio sulle pagine dell’Astrophysical Journal.

Il radiotelescopio di Arecibo, che con i suoi 305 metri di diametro rappresenta il più grande e sensibile radiotelescopio del mondo, ha rilevato un impulso ultrarapido (pochi millisecondi) di onde radio emerso dalle profondità dello spazio.

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Fino alla periferia di Centaurus A

I ricercatori si sono spinti con le loro osservazioni fino a 11 milioni di anni luce da noi per studiare l’alone della galassia ellittica NGC 5128, pieno di stelle cariche di elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio. Su Media INAF il commento di Laura Greggio, ricercatrice dell’Osservatorio Astronomico di Padova, che ha partecipato allo studio

L’alone galattico di questa galassia ellittica è decisamente più ampio rispetto al previsto: si estende per 4 gradi nel cielo (pari a otto volte la larghezza apparente della Luna). 

Si tratta di un collage di immagini ottenute con il Digitized Sky Survey 2 (DSS2), il telescopio MPG / ESO e l’Advanced Camera for Surveys montata sull’Hubble Space Telescope.
Crediti: ESA/Hubble, NASA, Digitized Sky Survey, MPG/ESO; Foto di: Davide de Martin

Il telescopio orbitante NASA/ESA Hubble non sbaglia mai colpo. Questa volta si è spinto fino a una distanza di 11 milioni di anni luce dalla Via Lattea per scrutare e osservare l’alone galattico di Centaurus A, una galassia ellittica di tipo lenticolare conosciuta anche come NGC 5128. Quello che hanno scoperto gli astronomi è che l’alone galattico si estende dal centro molto di più del previsto e le stelle sembrano essere cariche di elementi pesanti. La scoperta è importante perché si tratta della più remota e periferica porzione di una galassia ellittica mai osservata finora.

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Antichi Alieni: Governo Indiano e Nasa indagano

Il Dipartimento di stato indiano di archeologia e cultura di Chhattisgarh ha avviato una stretta collaborazione con la NASA e l’ISRO (Organizzazione Indiana per le Ricerche Spaziali) per esaminare alcune interessanti pitture rupestri scoperte in diverse grotte della regione di Charama, del distretto tribale di Kanker e della regione di Bastar.

Le pitture, risalenti a circa 10.000 anni fa, rappresentano visualmente scene di UFO e di alieni che, in tempi preistorici, gli abitanti di queste regioni potrebbero aver osservato e riprodotto su roccia come testimonianza per le generazioni future.

La collaborazione con l’ente spaziale americano si è resa necessaria non solo per l’evidente riferimento ad esseri tecnologicamente avanzati, ma anche per la mancanza in seno al dipartimento di un vero e proprio esperto in materia, in grado di fare chiarezza sul significato di queste interessanti raffigurazioni.

Diverse sono inoltre le credenze popolari locali che fanno diretto riferimento ad un misterioso popolo delle stelle, sbarcato anticamente in questi luoghi a bordo di oggetti volanti di forma discoidale.

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Esiste una Base Segreta sulla Luna?

Strani oggetti ripresi dalle telecamere della NASA montate sulla Stazione Spaziale Internazionale stanno facendo discutere scienziati, astronauti e semplici appassionati. Sempre più persone, inoltre, insistono nel sostenere che i loro telescopi e le loro macchine fotografiche rivelano un numero crescente di UFO attorno al nostro satellite. Cosa succede sulla Luna? Recentemente, molti avvistamenti curiosi sono stati segnalati da astronomi professionisti e dilettanti nel pressi della Luna nel corso dei decenni. Oggi, un sito come Youtube consente di caricare, condividere e guardare tutti i presunti avvistamenti alieni che interessano il nostro satellite. Naturalmente, non è tutto oro quel che luccica. Il problema di molti di questi video è il fatto che non portano nessun tipo di descrizione o informazioni specifiche che aiuto a valorizzare l’autenticità del video, per cui, molto spesso, è difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è stato realizzato con un software digitale. Ma le anomalie lunari non sono un fenomeno nuovo. Le prime osservazioni anomale risalgono addirittura al 1700. I primi astronomi, alle prese con la meravigliosa invenzione del telescopio, spesso notavano dei misteriosi bagliori comparire sulla superficie della Luna. Nel 1869, in Gran Bretagna, la Royal Astronomical Society condusse uno studio approfondito su strane luci che sembravano orbitare attorno al nostro satellite.

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Alieni: per la NASA siamo prossimi ad incontrarli

Ormai è ufficiale! La NASA, l’ente spaziale americano, è sicuro che non siamo soli nell’universo e, nell’arco di 20 anni, proverà l’esistenza di altre forme di vita su altri pianeti.

In una tavola rotonda sulla ricerca di altre forme di vita nell’universo che si è tenuta presso la sede della NASA a Washington, gli scienziati dell’agenzia spaziale hanno rivelato che credono nella possibilità che esiste vita altrove nello spazio.

“Crediamo c’è vita oltre la Terra?” afferma l’amministratore della NASA Charles Bolden, ex astronauta, al dibattito della durata di un’ora. “Oserei dire che la maggior parte dei miei colleghi qui oggi dicono che è improbabile che nella vastità illimitata dell’universo noi umani siamo soli.”

 

Durante la tavola rotonda, gli scienziati hanno parlato non solo sulla questione dell’essere o non essere le uniche forme di vita nell’universo. La discussione ha inoltre toccato i temi dei progressi tecnologici che sono stati fatti per trovare la risposta alla domanda.

Per il capo scienziato dell’agenzia Ellen Stofan e per l’amministratore associato della NASA John Grunsfeld, gli scienziati sono vicini a trovare un altro pianeta simile alla Terra più di quanto si creda e i futuri telescopi saranno anche in grado di vedere cosa c’è su queste nuove terre… basta aspettare circa 20 anni!

Il progetto Kepler Space Telescope ha portato alla scoperta di un pianeta delle dimensioni della Terra che orbita nella cosiddetta “zona abitabile” di una stella e quindi potrebbe esistere acqua allo stato liquido sulla sua superficie. L’Energy Survey Dark and Very Large Telescope progetti hanno inoltre contribuito a rilevare la presenza di altri pianeti.

Gli astronomi, però, sono particolarmente entusiasti del Satellite TESS, che sarà lanciato nel 2017, e del James Webb Space Telescope, che sarà lanciato nel 2018, in quanto sono stati progettati principalmente per trovare pianeti. Il James Webb Space Telescope permetterà agli scienziati di vedere se c’è un pianeta là fuori che ha l’impronta digitale chimica che suggerisce che potrebbe sostenere la vita.

“Crediamo che siamo molto, molto vicini in termini di tecnologia e scienza per trovare la Terra 2.0 e la nostra possibilità di trovare segni di vita su un altro mondo”.

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L’enigma Michael Wolf e i Guardiani del cielo

L’autore del libro che racconta i rapporti tra governo Usa e extraterrestri era un mitomane o il più grande rivelatore ufologico di tutti i tempi?

Clonazione umana, telepatia, laboratori super segreti,  contatti con creature aliene. C’è di tutto e di più nelle rivelazioni di Michael Wolf, uno dei personaggi più discussi ed enigmatici dell’Ufologia. A scatenare il dibattito, tuttora aperto, è stata la pubblicazione nel 1996 del suo libro  The Catchers of Heaven- A trilogy.
La prima versione apparsa nel nostro Paese (ora praticamente introvabile) aveva reso il titolo in lingua inglese con la frase Afferrando il cielo. Espressione che non aveva soddisfatto Wolf. A distanza di molti anni, il giornalista e ufologo Maurizio Baiata ha così ripreso in mano l’opera, ne ha rivisto completamente la traduzione arricchendola di note e spiegazioni.
 Ora I guardiani del cielo- una trilogia risulta  sicuramente più fedele all’originale. Ma non di meno resta un testo complesso, a tratti impenetrabile, come sospeso in una dimensione quasi onirica nella quale non è semplice distinguere l’ immaginazione dai dati reali. Eppure, secondo l’autore, in quelle pagine sarebbe nascosta, in forma romanzata, la verità, tutta la verità, sui rapporti top secret intercorsi per decenni tra le autorità americane ed esseri di altri mondi, all’interno dei laboratori- ufficialmente mai esistiti- gestiti dall’esercito Usa e dall’Intelligence di Washington.
Wolf vantava diplomi, lauree, specializzazioni, ruoli di primo piano in questo mondo parallelo di cui noi comuni mortali siamo all’oscuro.  Credenziali che però non ha mai potuto dimostrare: di lui praticamente non c’è alcuna traccia nelle università e negli enti che diceva di aver frequentato. Tanto che molti sono convinti che le sue rivelazioni siano solo invenzioni di una mente forse geniale, ma malata.

Lo pensa, ad esempio, il fisico Stanton Friedman che proprio a Baiata rivelò  di dubitare che quell’altisonante curriculum fosse reale. Tanto più che in America con pochi dollari chiunque si può far stampare falsi diplomi da appendere in bella vista. Per lui, Wolf- al secolo, Michael Kruvant- era “l’autore patetico ed allucinato di un romanzo pieno di frottole”.
Ben diversa l’opinione che si è invece formato, nel corso degli anni, il ricercatore italiano. L’assenza di documenti su Wolf che attestino la sua laurea al Mit di Boston o il suo lavoro per la Cia e la Nsa (la National Security Agency) sarebbe più che giustificata: negli Stati Uniti ogni traccia sarebbe cancellata, per prassi, quando si viene coinvolti in programmi ad accesso limitato. Inclusi il mitico Majestic-12 e l’Alphacom Team.
Di recente ho incontrato Maurizio Baiata e ho voluto sapere da lui qualcosa di più su questa figura tanto controversa, con la quale ha intrattenuto un rapporto amichevole fatto di telefonate e lunghe chiacchierate, fino al termine dell’ esistenza dello scrittore americano, nel 2000, a quanto pare per un tumore al pancreas.  Dunque, chi era davvero Michael Wolf?
“Eh, una domanda da 100 milioni di dollari… Non lo sappiamo. Non sappiamo quando è nato, sappiamo solo che è morto all’età di 58 anni. Era una spia psichica, lavorava per la National Security Agency e il suo compito precipuo era quello di interagire con varie razze aliene. Il suo quoziente intellettivo era elevatissimo e quando ci sono persone di questo genere i Servizi Segreti americani le prendono e le addestrano fin da piccole al fine di avere la possibilità di parlare con altri Esseri.”

Extraterrestri. Soggetti con i quali Wolf avrebbe condiviso non solo intere giornate di lavoro, ma anche l’amicizia. Come ad esempio Kolta- arrivato da Zeta Reticuli- e Sa Ra- sceso direttamente da Altair.  “Sì, lui ha avuto a che fare con due razze: i Grigi e i Nordici. Il titolo del libro, i Guardiani del cielo, nasce dall’idea che loro ci osservano da millenni  ed interagiscono con noi. I primi contatti con Michael avvennero da bambino, ma lui si rese conto di avere qualcosa di speciale quando era pilota da caccia, in Vietnam: in volo vedeva questi velivoli alieni che si accostavano e lui con i flap li salutava perchè dall’altra parte facevano altrettanto e lo scortavano.

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Spazio: 45 anni dopo l’allunaggio, si pensa a Marte

Mentre si celebra l’anniversario dell’arrivo dell’uomo sulla Luna, anche l’Europa e l’Italia guardano a Marte come nuova frontiera per la ricerca

Dopo 45 anni dallo sbarco sulla Luna, gli Stati Uniti non sono gli unici a sognare Marte: anche l’Europa si prepara al grande salto sul pianeta rosso, con un primo obiettivo ormai molto vicino: la missione ExoMars in programma nel 2016 e, con una seconda fase, nel 2018. “È una doppia missione della quale l’Italia è ispiratrice”, osserva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. Il contributo italiano a questa missione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) da 1,2 miliardi di euro è infatti del 33%, pari a circa 350 milioni, prosegue Battiston. È una missione in due tempi che prevede nel 2016 il lancio di un veicolo che dall’orbita marziana fornirà tutte le informazioni utili per la trasmissione dei dati da Marte alla Terra; nel 2018 la seconda fase della missione prevede l’atterraggio sul pianeta di un rover che, con un trapano dalla tecnologia italiana, scaverà in profondità nel suolo marziano e quindi analizzerà il materiale nel laboratorio automatico di bordo.

MARTE TRA FANTASIA E REALTA’

Sarà una sfida importante anche per l’Italia: “questa missione molto ambiziosa metterà alla prova il sistema industriale italiano, come quello della ricerca”, rileva Battiston. “È una missione che richiede tecnologie avanzate – prosegue il presidente dell’Asi – e nella quale sono coinvolti università, centri di ricerca come l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’industria”. La Thales Alenia Space è infatti primo contraente per l’intero programma.

Tra i fiori all’occhiello della tecnologia italiana c’è il trapano, progettato dal Politecnico di Milano e realizzato dalla Selex Galileo per perforare il suolo marziano fino alla profondità di due metri. Di certo inviare su Marte robot e sonde è una cosa completamente diversa rispetto ad una missione umana, come quella che gli Stati Uniti puntano a realizzare fra il 2030 e il 2040. ”Sappiamo che il grande sogno americano, condiviso da altri, è poter arrivare su Marte con un equipaggio umano , ma per questo – dice Battison – dobbiamo risolvere il problema dell’esposizione ai raggi cosmici dell’organismo umano, cosi’ come quello degli effetti prolungati dell’assenza di peso e dei ritmi alterati del sonno. Non dimentichiamo, infatti, che una missione su Marte potrebbe durare circa due anni”.

Basi sulla Luna

Nel frattempo si comincia anche a pianificare la costruzione di basi sulla luna all’interno delle grotte che punteggiano la superficie del nostro satellite. Quelle scoperte finora sono più di 200, hanno un diametro tra i 5 e i 900 metri, e potrebbero fornire un riparo ideale da radiazioni, piccoli meteoriti, polvere ed elevate escursioni termiche. È quanto emerge dalle immagini ad alta risoluzione scattate dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro) della Nasa, raccolte e analizzate con un nuovo algoritmo dai ricercatori dell’università dell’Arizona in un articolo pubblicato sulla rivista Icarus. La maggior parte di queste grotte lunari sono state identificate all’interno di grandi crateri (dove sono presenti aree in cui la roccia si è prima fusa per un impatto e poi solidificata) e nei cosiddetti mari lunari, ovvero pianure basaltiche di colore scuro nate da antiche eruzioni di materiale incandescente seguite all’impatto con meteoriti massicci.

Quelle scoperte finora rappresentano solo una piccola parte delle grotte lunari: la sonda Lro della Nasa ha infatti scandagliato soltanto il 40% della superficie del nostro satellite con la luce necessaria a far funzionare il programma automatico che identifica i pozzi. ”Continueremo a scandagliare le immagini man mano che arriveranno – afferma il coordinatore dello studio Robert Wagner – ma sul 25% della superficie lunare (le regioni più vicine ai poli) il Sole non si alza mai abbastanza da consentire al nostro algoritmo di lavorare. Per queste aree servirà un nuovo algoritmo più efficiente, che comunque potrebbe non funzionare alle latitudini maggiori, dove persino un uomo ha difficoltà a distinguere una grotta da un cratere formato da un impatto”.[fonte]

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